Recensioni

6.8

A tre anni di distanza dall’ultimo EP Quassù c’è quasi tutto i milanesi Fine Before You Came tornano a proporci un nuovo lavoro come da tradizione pubblicato a sorpresa e offerto in free download (oltre che acquistabile in CD e vinile). Sette tracce registrate e mixate in cinque giorni a Montebelluna che proseguono in quel percorso di pulizia e rifinitura sonora già intrapreso con i due EP precedenti. Gli spigoli emocore, punk, hardcore e post-rock con cui avevamo imparato a conoscere i cinque agli inizi si stanno progressivamente smussando sempre più; la ritmica – pur nella sua martellante centralità – si va rallentando, le chitarre ammorbidendo in un intreccio shoegaze che non disdegna soluzioni e momenti più sperimentali mentre la voce di Jacopo Lietti si divide tra uno spoken world su sfondi corrosi seguendo la lezione dei Massimo Volume e un cantato post-wave sempre più dilatato che sembra rievocare i Diaframma di Siberia.

Anche sui temi che accompagnano il disco si registra un’ulteriore fase di crescita e maturazione: malinconia, rabbia e delusione in palette di grigi in questo nuovo episodio assumono una tonalità che ha a che fare sempre più con un’amara consapevolezza, una disperazione disincantata alla quale non ci si rassegna ma con cui si impara a convivere. E quindi i rifiuti, i rimpianti, le occasioni mancate, il tempo perso, “i nostri i trabocchetti in cui amiamo cadere in piedi”, quel continuare a “sentire il tempo affannarsi / tra un nero lutto e la felicità”. Hanno impiegato due anni i FBYC per chiudere queste sette canzoni che nella loro essenzialità e asciuttezza mostrano una ricercatezza di dettagli, un impeto acido sempre più ragionato, guidato e arricchito da dialoghi di chitarra che il più delle volte finiscono in urla e sembrano non voler fermarsi mai.

Non sono più solo sfoghi emo, ma su questo le date in acustico, testimoniate dal live al Teatro Altrove di Genova, lo avevano già ampiamente dimostrato. Dall’intro soffusa di Ultimo giorno fino alla coda strumentale di Nonsenso comune, Il numero sette è qualcosa in più di una piacevole conferma. E’ la testimonianza di cosa sono diventati oggi i Fine Before You Came, una delle interpretazioni più pure del concetto di indie che con bravura, maturità e assoluta libertà può permettersi di portare suoni e lividi dove vogliono, quando vogliono.

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