Recensioni

Il tanto sbandierato disco politico di Fedez alla fine si risolve in una traccia: UN GIORNO IN PRETURA, che dura meno di tre minuti e si limita a mettere in fila tre o quattro polemiche nate e morte sui social nell’ultimo anno, e prende di mira personaggi di cui è impossibile dire bene, da Renzi alla Meloni, passando per il solito circo di leghisti. Il resto di Disumano è sostanzialmente un pretesto per raccogliere i singoli già editi dopo Paranoia Airlines, tutta roba che tra un Sanremo (CHIAMAMI PER NOME) e l’ennesima estate italiana di tormentoni (MILLE) ci è stata già propinata fino alla nausea.
Il resto sono pezzi sentimentali dedicati alla moglie e alla figlia, tanto sinceri e tenerelli nelle intenzioni quanto di rara bruttezza negli esiti (soprattutto testuali). I problemi di Fedez in sede di scrittura sono i soliti (arci)noti: dall’emotività declinata su un versante adolescenziale ai giochi di parole che farebbero inorridire qualsiasi bimbo maggiore di 8 anni. Va un pochino meglio quando il protagonista si prende meno sul serio: la contagiosa hit estiva fuori stagione GUARDA COSA MI FAI FARE, il boom-bap allegrotto di FUORI DAI GUAI, il reggaeton di LE MADRI DEGLI ALTRI. Questi sono pezzi che come carne da buttare nel tritatutto del pop mainstream funzionano alla grande. Altro capitolo positivo è quando capitano robe talmente brutte e irricevibili che fanno il giro e diventano guilty pleasure, come la truzza e volgarotta LA CASSA SPINGE 2021 o il itsch-twist di MILLE.
Troppo poco per dire ok, ma abbastanza per constatare che era andata peggio altre volte.
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