Recensioni

Se dovessi immaginare Facta e K-Lone – producer britannici nonché fondatori della Wisdom Teeth – nei loro trascorsi adolescenziali di avventori di party e festival, me li figurerei come i ragazzini che arrivano ad inizio serata per godersi tutto il warm-up. Magari in un angolo a fondo sala, alla giusta distanza dalla calca danzante man mano formatasi. Me li vedo leccarsi i baffi e ondeggiare la testa per quelle tracce da zona interstiziale tra l’head banging a braccia conserte e il dimenarsi scalmanato. Almeno, questa è l’immagine che si è dipinta nella mia testa dopo aver ascoltato i due album di debutto dei suddetti artisti. Due album – Cape Cira di K-Lone, dell’anno scorso, e questo Blush di Facta – che condividono ben più dell’essere usciti sulla stessa label.
Pubblicati entrambi in aprile (quasi ad un anno preciso di distanza) e quindi rispettivamente agli inizi e nel pieno della pandemia, condividono un carattere sospeso, di escapismo docile più che di edonismo voluttuoso. Entrambi sono album che ben si addicono alla primavera, stagione di risveglio vitale e di dolce indolenza, proprio come i poli tra cui oscillano Cape Cira e Blush. Ma se K-Lone aveva optato per una separazione più o meno netta fra i due, con le prime quattro tracce infuse di un battito house vellutato e le restanti quattro spiccatamente ambientali; Facta, al contrario, amalgama gli ingredienti spalmandoli su otto tracce che abitano la zona grigia – pur coloratissima, in questo caso – tra sottofondo e ascolto attivo, atmosfera e fisicità, sfondo e primo piano.
Potremmo definire Blush come un album di escapismo post-danzereccio a tinte pastorali. Post-danzereccio vuoi perché i club sono di fatto inagibili, vuoi perché l’album è sospeso fra le dimensioni dell’ascolto e del ballo. Sistine (Pluck), prima traccia e singolo anticipatore, è indicativa dell’immaginario bucolico sopracitato: un synth pizzicato dai toni new age a guarnito da field recordings di corsi d’acqua e cinguettii, subito controbilanciata dal meticcio dembow algido e pastelloso di On Deck, a metà strada fra DJ Python e Batu. A chiudere il tris iniziale segue Brushes, che richiama Burnt Friedman con più attenzione al mood che al ritmo, ma che tuttavia viene a noia ben prima dei suoi quasi cinque minuti e mezzo.
È già chiaro, quindi, che a dispetto della provenienza geografica, Blush non è un disco di UK bass o UK techno. Basti pensare alle influenze menzionate nella press release (“ambient, modern classical, dreampop, Balearic, musica folk e oltre”) e ai tag Bandcamp non proprio consueti come “fourth world” e “modern classical” ad accompagnare i prevedibili “house”, “bass”, “techno”.
La vibe balearica si palesa in Verge e ISO Stream, l’una col suo beat riduzionista simil-UK garage e velocità debitamente ridotta, e l’altra con quel tanto che basta di hihat a dettare il ritmo e sample vocali presi in prestito dal Four Tet di un decennio fa. La vera chicca è Diving Birds, realizzata a quattro mani con Parris (recentemente apparso proprio su Wisdom Teeth e uno dei dj preferiti dei nostri dj preferiti). Cassa dritta house morbida con pad eterei, per quello che è il momento di massimo trasporto dell’intero album. È la traccia in cui si fa più manifesto il legame con l’album di K-Lone, ma soprattutto è un episodio da almanacco dream house. All’appello mancano ancora la title-track, il cui sound è descritto in modo conciso ed efficace come “dBridge & Instra:mental ridotti e reinterpretati da SND”; e la chiusura, nuovamente ambientale e dal sapore new age, affidata a Low Bridge (Lights), che chiude il cerchio riallacciandosi idealmente alla prima traccia.
Cosa resta ad ascolto terminato? Resta un album indubbiamente piacevole e coerente, ma senza picchi. Né picchi negativi, né positivi. No filler no killer (fatta parziale eccezione per la collaborazione con Parris). È un lavoro, Blush, in cui ogni cosa è a suo posto, pulita e ben curata. Forse troppo. Motivo, forse, di una certa piattezza di fondo. Facta ci consegna una prova che funge da ottima tappezzeria, ma confidiamo in future prove di mobilio più consistente e che si impongano maggiormente all’ascolto. Intanto, ci si può godere questo sottofondo azzeccato per la primavera che si appresta ad entrare nel suo pieno.
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