Recensioni

7.3

Quello dei generi, dei sottogeneri, delle categorie è un gioco utile ma spesso e (mal)volentieri fuorviante. Sicuramente d’aiuto nel posizionare un album all’interno di un canone o per suggerire genericamente l’area stilistica di riferimento, si può tramutare in un’arma a doppio taglio. Caso recente ed eclatante è quello dell’etichetta “post-punk” appioppata praticamente a tutte le band del Regno Unito che usassero prevalentemente chitarre. Cosa questa che ha, nell’ordine, inficiato il senso primigenio del termine e, in secondo luogo, creato confusione infilando nel calderone band piuttosto diverse (eufemismo per “che non c’entrano un cazzo le une con le altre”) tra di loro. Coi Facs – che, vale la pena ricordarlo, sono la gemmazione di un’altra band clamorosa e clamorosamente ignorata qual erano i Disappears – invece rientriamo a pieno diritto nel (non)genere di cui sopra e non solo per la scelta della sigla (avete presente la sigla del catalogo della Factory? Esatto).

Ossessivi, cupi, asciutti, notturni, claustrofobici, i Facs sono all’album lungo numero 6, nonostante nel belpaese, per le questioni di cui in apertura, non è che se li siano filati in tanti al di fuori dei soliti giri, e vedono rientrare in formazione il bassista Jonathan Van Herik a ricompattare la formazione in modalità power-trio con Noah Leger alla batteria e Brian Case a chitarra e voce. Wish Defense riprende quindi le traiettorie originarie del post-punk, ovvero linee di basso crepuscolari a far da architrave, drumming cavernoso e chitarra affilata e tagliente: il mood Joy Division dell’iniziale Talking Haunted è quindi più di una dichiarazione d’intenti ma i tre si muovono agili tra p-funk bianco essiccato, asperità noise, ossessività grey area ma senza rigidità filologica e anzi, con un gusto per la melodia che riemerge carsicamente lungo tutto l’album. Gli inglesi da Brighton Ditz invece sono più spostati lungo l’asse del noise-rock o genericamente alternative rock come era uso considerare musiche tese e distorte ma melodiche e legate alla forma canzone.

Tesi, allucinati, sinistri e rumorosi, i Ditz sembrano l’attualizzazione della violenza sonora di gruppi come Oxbow o Jesus Lizard ma con un gusto paranoide/ossessivo che segna i momenti più furiosi ma anche quelli più accondiscendenti e melodici (come in The Body As A Structure). Senor Siniestro, Smells Like Something Died In Here, la lunga e desolata Britney sono la dimostrazione plastica della potenza di fuoco e della visione del quintetto, penalizzato in questa uscita solo dal fatto di essere uscito a cavallo di ’24 e ’25 dapprima autoprodotto e poi col marchio Domino.

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