Recensioni

Concepito come una sorta di addendum al precedente Present Tense, questo nuovo lavoro compie un ulteriore passo nel processo di trasformazione dei FACS in una rock band tout court. Come i Disappears (l’ex gruppo di Brian Case) anche i FACS si evolvono a ogni nuovo album. Laddove i primi dischi lavoravano più per astrazione, riempiendo l’aria con un sound mefitico fatto noise color antracite, figlio grottesco della Death Disco dei PiL e del goth più caliginoso, Present Tense concedeva pochissimo all’ascoltatore, centellinando le armonie per guidarlo in un labirinto di ritmiche destrutturate, specchi sintetici, anguste e ripetitive costruzioni avant rock.
In Still Life in Decay l’atmosfera è diventata più seducente ma non meno minacciosa. Constellation apre l’album con una raffica di rumore bianco, prima di stabilizzarsi su un groove lento e possente, lasciando spazio a impalpabili distorsioni che suonano come una versione in bianco e nero dello shoegaze. When You Say è il frutto di una tensione crescente, di ritmiche dispari che si caricano di elettricità finendo per dar vita a sonorità che flirtano con i tocchi sparsi di un pianoforte. Fra questi due estremi (le folate di rumore oscuro e le spesse geometrie post-rock) si posizionano anche i restanti quattro lunghi brani.
Punto di non ritorno sono i quasi undici minuti di New Flag, con basso e batteria che continuano ad alimentare una sorta di oscura massa sonora, mentre alla chitarra di Case spetta il compito di produrre quel rumorismo disturbante che rende l’atmosfera malsana. Nel finale, più che allentarsi la tensione si sfalda. Dopo aver raggiunto in climax, fra tecniche dub e sperimentalismo rock, la macchina FACS si arresta per inerzia, lasciando sul campo macerie di un sound sui cui, quasi sicuramente la band ha già iniziato a costruire la sua prossima evoluzione.
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