Come da titolo, 2X1=4 è il quarto disco nato dalla collaborazione fra il compositore Nils Frahm e l’artista elettronico e produttore F.S. Blumm. Stampato su LEITER, neonata etichetta di Frahm e Felix Grimm, si discosta dall’impianto avant-jazz dei precenti, posizionandosi su un dub elettrico contemporaneo. Le sonorità della musica elettronica giamaicana in realtà non sono nuove per i due berlinesi: Blumm annovera fra le decine di progetti musicali anche la paternità del gruppo Quasi Dub Development, che in Little-Twister vs Stiff-Neck (Pingipung, 2014) lo vedeva al fianco di Lady Ann e del compianto guru Lee “Scratch” Perry. Frahm solitamente viene accostato alla classica/ambient, ma a ben vedere le tecniche di produzione degli ultimi dischi (Graz) possono essere assimilate in parte alle sperimentazioni da studio del dub.
Scordatevi comunque le posizioni “raw” degli sperimentatori giamaicani e immaginatevi mondi elettronici puliti, con timbri caldi e limati, che nelle rhythm machines anni 80 trovano la più significativa influenza, almeno da quanto dichiarato dallo stesso Blumm. Le prime registrazioni del progetto sono state effettuate nel 2016 come session improvvisative, e in seguito le idee sono state riviste e perfezionate nello studio Funkhaus di Frahm con un’attitudine sperimentale e nel contempo leggera, aperta al divertimento. Il risultato è un piacevole viaggio in slow motion su spiagge visionarie à la
Pole (
Desert Mule), accenni alle linee ritmiche dei
Massive Attack (
Presidential Tub) e alle sperimentazioni di
Mad Professor (
Sarah & Eve). Oltre ai riferimenti genre-specific, sono presenti anche interessanti variazioni che escono dalla classica battuta giamaicana: le contaminazioni con la classica contemporanea nella seconda metà di
Raw Chef, la rilassante malinconia ambientronica di Frahm in
Buddy Hop e le accennate connessioni con il jazz nella conclusiva
Neckrub.
Un disco che varia la precedente proposta musicale del duo, pur senza discostarsi troppo dalle sonorità pulite a cui da tempo ci hanno abituato. Non ci si poteva aspettare comunque di meglio per un side project configurato in pieno understatement teutonico come divertissement. Piacevolissimo l’ascolto, anche in previsione dell’imminente e freddo inverno. Un disco che scalda senza pretese, ma proprio per questo più diretto e vivo di molte altre produzioni à la page.