Recensioni

Come si fa a non voler bene a Enrico Farnedi? Come si fa a non apprezzare uno che descrive il suo nuovo disco come «un misto di folk, pop, battaglie contro il PIL e calde atmosfere familiari»? L’ironia non gli manca, e non manca neanche la bravura nel creare piccoli sussidiari di cantautorato posizionati a latitudini tutte loro. A dimostrarlo, un Ho lasciato tutto acceso del 2010 che già ci era piaciuto, e ora questo Auguri Alberta, a cui collabora in sede di produzione artistica Francesco Giampaoli dei Sacri Cuori.
Va da sé che l’universo “farnediano” è anche – e soprattutto – questione di approccio, e non solo di mera scrittura (peraltro ottima). Dimostrazione ne sono un titolo che, a quanto pare, omaggia «Alberta Tedioli, una scrittrice e libraia di Modigliana», ma anche canzoni che fanno di una leggerezza ironica spettinata dal quotidiano vivere un marchio di fabbrica. Tutti i brani del disco, in qualche modo, sono corollari di questo assioma, si tratti di una Fammi Vedere timidamente funky tra tigli, balene e tele di ragni, una Nuovo Nero in bilico tra rock & roll e balera, una Auguri a Cerdanyola che gioca col jazz e il blues, e in generale una tracklist che canta di piccole cose per parlare invece di cose serie (La canzone dei pesci, o una Vendemmia dedicata alla Resistenza).
E’ questo forse il tratto più caratteristico di un autore che rende semplice e intelligibile anche quello che semplice non è, si parli di scelte musicali mai banali o dei testi lineari ma arguti (fondamentale il contributo di Chiara Benzi). «Non è una scusa, quello no, non è una posa il rocchenròl, e lui che sceglie e tu puoi solo respirare», canta Farnedi in una Rocchenròl divisa tra fiati e chitarre elettriche che sembra una sorta di piccolo testamento artistico. Immediatezza ed eleganza fanno il resto, posizionando Auguri Alberta tra le scelte obbligate per chi segue cantautorato e affini.
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