Recensioni

7

Cafonaggine anni ’90 a go-go per questi Elm, formazione in quartetto rock classico proveniente da qualche buco di culo del nord-ovest italiano (zona del cuneese a noi tanto cara: vedi qui), ma di fatto senza luogo né tempo, proprio come quei reietti dei propri eroi che vengono presi e rimasticati in questo album lungo per Bronson Recordings che dovrebbe essere il passo numero due dopo l’omonima cassettina sempre edita per la label di Chris Angiolini. Gli Elm si rifanno a quella cafonaggine che non era manco grunge, già troppo raffinata come espressione musicale, ma spatico noise’n’roll grasso e buzzurro che era di band come Tad (fatevi del bene e recuperate le ristampe di God’s Balls, 8-Way Santa e Salt Lick) o depravazione sonora che era caratteristica dei Cows e di gran parte della marmaglia rifugiatasi sotto le insegne della AmRep (vedi alla voce Hammerhead) o dello sberleffo violento e autodistruttivo che era di Cherubs o Feedtime e della congrega Trance Syndicate. Ritroverete tutto questo nei 35 minuti di Dog con l’aggiunta di un tiro che è puramente rock’n’roll, sempre al massimo, con gli ampli sempre al rosso, privo di soste o passaggi interlocutori, sboccato, sbroccato, violento e sensuale. Insomma, solo ed esclusivamente calci in bocca senza il minimo cedimento o il minimo pentimento: tutto straight in your face, come se il giorno del giudizio fosse veramente arrivato e fosse necessario sputare fuori tutto al più presto. Anzi no: la conclusiva Boogie rallenta i giri allungandosi fino ai 6 minuti di durata, ma lo fa esclusivamente per farvi soffrire con lentezza e maggior gaudio ghignante per questi torturatori.

I già noti Meteor, invece, tornano con Magic Pandemonio, anzi, esordiscono su formato (ahahah) lungo dopo il 7” Anemici e il 12” single-sided Có Còl E Raspe: ora tocca al CD per Wallace e Villa Inferno mettere in chiaro che quella del duo bresciano non era una espressione imposta dal formato breve, quanto una scelta di vita, una necessità fisiologica. Quale? Ma ovviamente ridurre al minimo qualsiasi cosa e sputare 10 tracce in 14 minuti scarsi: ecco così tracce da massimo 1 minuto e 57” che sono testate ben assestate tra furore Lightning Bolt (Páratartalom) e sberleffi hardcore (Pnévma), tempeste sonore quasi violence (Compocombo) e stralci di metal trattato (Stereomix) che riprende a modo proprio tutte le musiche estreme comprese nell’arco che da Torture Garden e Scum arriva a Crom-Tech e Lightning Bolt. Roba devastante ma mai cacofonica o fine a se stessa, e anzi con una progettualità e una coerenza interna ben evidenti se si scava sotto la coltre di ferocia parossistica che è, per forza di cose, il primo impatto.

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