Recensioni

Questo disco è sostanzialmente inutile e lo è per una ragione piuttosto semplice: chiunque conosca Diego Deadman Potron e Elli De Mon sa che sono, rispettivamente, la miglior one man band e la miglior one woman band d’Italia. Punto. La recensione potrebbe chiudersi qui, perché chi ha avuto modo di apprezzare le uscite precedenti dei due e, meglio ancora, chi li ha visti dal vivo, sa quanta energia, quanto sudore, quanta passione, ma anche quanta sapiente tecnica, quanta ricercatezza, quante soluzioni questi musicisti hanno sempre offerto. Perché se via via i due hanno sperimentato sul corpo morto del blues più o meno elettrico, più o meno imbastardito, più o meno demoniaco, di base hanno sempre suonato al massimo delle proprie possibilità, macinando chilometri da soli per suonare anche di fronte a poche persone, ma sempre come fosse il concerto della vita.
In questo lavoro, idealmente suddiviso in due tronconi (il primo per le signore, il secondo per i barbuti), Elli De Mon va soffice e suadente come non mai, spingendo il delta del blues fino a farlo esondare in tripudi ipnotici (Pleasure) e, a furia di slide, verso lande luciferine (Juliette), gettandoci in faccia manciate di polvere (Temptation) o cullandoci con una malia che veramente poche voci hanno (Litania). Il degno compare spinge più sull’acceleratore ritmico, ma forse è solo questione di testosterone, perché c’è accuratezza anche in quella coltre di rumore primitivo (chitarra stoner e clavate ritmiche) che circonda una micidiale killer song come Lonesome Valley Blues o in Grave, quando prende il blues dal lato dei JSBX e li fa impallidire come fossero verginelle. Quando però il ragazzo si rilassa, escono fuori piccole gioie come Song For Mr. Occhio e Anyone But Me, a dimostrazione che c’è un cuore che batte dietro quella scorzaccia dura.
La conclusiva cover di Go With The Flow dei QOTSA, titolo che non pare scelto a caso, li vede unire le forze e, in tutta sincerità, soprattutto perché amiamo contraddirci, ecco che il disco che dichiaravamo inutile in apertura ci lascia con la possibilità, il sogno a dirla tutta, di vederli veramente suonare in duo. Qualcosa come Bonny & Clyde o Sid e Nancy o qualsiasi altra coppia maledetta del cinema o della musica, seduti a macinare blues deforme in quel famoso crocicchio dove tutto, secondo la leggenda, ebbe inizio.
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