Recensioni
Elli De Mon
Becky Lee & Drunkfoot
Elli De Mon
One Take Session
-
Stefano Pifferi
- 1 Maggio 2014


Per la serie “donne sole al volante”, ecco da due opposti capi del mondo, due one-girl-solo big band show in nome del blues più oscuro, del country più puzzolente e dell’atteggiamento più sensualmente selvaggio che vi possa venire in mente. Da una parte, Elli De Mon, vicentina col piglio giusto che si arma di chitarra, sitar, qualche percussione e voce ferina come una ammaliante chanteuse arrochita dal troppo fumo e dai troppi stravizi. Pubblicato da una sempre artisticamente attenta CorpoC in vinile + CD-R, l’esordio self-titled della semi-omonima padrona cattiva dei fantomatici dalmata è una fuga verso il country più polveroso e il blues degli albori, quello del delta, con casse suonate coi piedi e chitarre stropicciate con amore atavico. Groove mai domo, slide a cascata, voce incantevole, piede che batte il tempo in continuazione di qua e di là dallo stereo, per un disco che è oro colato per chi cerca la tradizione sporca e ruvida.
Dall’altra parte dell’oceano, ma pubblicata da una sempre dirompente e ferocemente DIY Voodoo Rhythm – se non conoscete almeno di fama l’etichetta di Reverend Beat-Man, beh, fate mea culpa – risponde Becky Lee, moretta tutto pepe dall’Arizona che ci regala insieme al suo fedele Drunkfoot un 10” da mezzora registrato nel 2008, “after playing guitar for 2 months”. Comprensibili le atmosfere: crude, tecnicamente approssimative, disossate ma terribilmente appassionate e appassionanti, tra sing-a-long che sono dichiarazioni d’amore (l’opener Old Fashioned Man), fiammate improvvise tra tradizione e iconoclastia (Waterfalls), strette al cuore in punta di plettro e di voce (The Boat And The Horse) o pura e semplice poesia scandita da un piede che batte il tempo e trascina in un passato atavico (Big White Van).
Due lavori che, con le dovute differenze, ci fanno tornare in mente una versione scarnificata della Matana Roberts del primo disco in solo, specie per la passione che trasudano e i paesaggi che ci fanno immaginare. Non da poco.
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