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Synth pop ereditato da Franco Battiato mescolato a istanze Baustelle e Bluvertigo, con basi elettroniche ’80/’90 che pompano felicemente ritmi ballabili, canzoni delicate, meno battute rispetto alla techno di Cosmo e più in linea con lo chic pop francese di Air e Sébastien Tellier. Una scelta stilistica che della finezza si cura parecchio, quella degli Egokid, progetto ormai ventennale capitanato da Diego Palazzo e Piergiorgio Pardo, giunti con questo full length alla quinta proposta da studio.

La differenza con le nuove generazioni non sta solo nel tiro variegato e nella cantabilità, ma anche nei testi, che cercano – seppur su coordinate rotondamente pop – una velata critica sociale. Atteggiamento questo ormai scomparso nelle proposte testuali dei nuovi cantautori e nuove leve italiche: onore al merito quindi sia per i punti di sarcasmo realista (Disco Disagio, X-Factor), che per quelli di critica pungente contro «gli indignati dei vaccini», i fascisti (i cui profili «sono pieni di gattini») e altre categorie che definiscono una situazione di disagio sopportabile solo con intelligenza e smarcamento costruttivo.

Ogni volta che gli Egokid escono con qualcosa di nuovo si respira un’aria consapevole e inattaccabile da professionisti della musica che credono ancora alla possibilità di scrivere canzoni per “dire qualcosa”. In un’Italia distrutta e completamente allo sbando (Statica), disagiata, il fine umorismo del gruppo milanese è una rarità da preservare. «Perdonami, se non c’è più la verità»: astenersi perditempo.

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