Recensioni

Gli Egokid sono una delle realtà indipendenti italiane di maggiore qualità, una delle band che, semplicemente, suonano meglio. I loro dischi, a partire dal bellissimo Minima storia curativa del 2008, sono egregiamente curati, prodotti ed eseguiti live e dimostrano come sia assolutamente possibile, ancora, in Italia, vedere messe a fuoco le capacità compositive e di performance di un gruppo indie.
Troppa gente su questo pianeta si fregia, non soltanto nel titolo, della consueta riflessione civile, come già avvenne nel precedente Ecce homo del 2011 dove le istanze più sentimentali andavano ad unirsi al racconto sociale, includendo alcuni pensieri più strettamente sociologici, legati al periodo storico, alle questioni politiche del momento. Quello che fa degli Egokid una band interessante è questa rara capacità di incrociare assai bene il piano autoriale a quello musicale; per dirla in modo molto banale, la musica e il testo qui hanno un peso specifico simile, non sono le parole a schiacciare qualsiasi velleità di composizione, come avviene in molta della musica italiana odierna.
Tra l’inevitabile e presente fantasma dei Baustelle, alcuni momenti a la Ruggeri di Tutto scorre e uno stile sempre personalissimo, ci imbattiamo in alcuni brani irresistibili: Il re muore – scritta a quattro mani con Samuele Bersani e già nel suo ultimo lavoro Nuvola Numero Nove -, Che tempo fa, Non balliamo più e alcuni momenti struggenti a cui la band ci ha abituati negli anni: La madre, Frasi fatte. Se ancora qualcosa potrebbe essere perfezionato in questo gruppo, è forse un’eccessiva verbosità, talvolta, nei testi, che finisce con l’appesantire i brani: a parte ciò, una resa su album sempre pulitissima e un livello di produzione curatissima fanno di Troppa gente su questo pianeta un nuovo ottimo capitolo di una band di grandissimo talento e originalità compositiva.
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