Recensioni

Dopo le due prove precedenti che non avevano troppo convinto, è tempo per Edipo del terzo album, Preistorie Di Tutti i Giorni. Un disco di novità per l’artista gardesano, a partire dall’approdo nella scuderia Giada Mesi, passando per la supervisione artistica curata dallo stesso Dargen D’Amico, boss dell’etichetta.
Giunti a questo punto, serviva una quadratura del cerchio, nella carriera di Fausto Zanardelli, una quadratura che purtroppo tarda ad arrivare. Certamente Edipo ha ben in mente cosa vuole fare, e senza dubbio lo fa, ma la messa a fuoco continua ad essere imprecisa, con il rapper a muoversi su terreni già battuti che non hanno ancora portato ai risultati sperati. Il disco non aggiunge praticamente nulla a ciò che conosciamo di Fausto, il suo è un approccio cantautorale già emerso nelle precedenti fatiche in studio: un hip hop sempre gentile per evidenziare le rime, unito a ritornelli e ambientazioni pop per restare comunque al passo con i tempi ed essere il più accessibile possibile, pur senza snaturarsi troppo.
L’intero album è pervaso da un’atmosfera di malinconia e delusione, ma raccontata sempre con un sorriso che sa più di ironia che di accettata arrendevolezza, e cambia poco se l’argomento è la politica, la società o l’amore. Il livello di scrittura, se non è superficiale, rimane quasi sempre inconcludente, vedi Sarei Molto Più Bello e Stare Così Bene, che guardano a certi movimenti di Daniele Silvestri, idem Subito Tutto (con il feat di Yendry Fiorentino, una delle tante voci di X Factor), con il ritornello che onestamente lascia un po’ basiti («dopo che hai subito tutto/ A volte vuoi subito tutto/ Se quello che rimane, dopo due settimane/ è solo che il ciao dopo l’addio fa sempre male»). Non troppo riusciti, poi, certi giochi di parole presenti in lungo e in largo all’interno del disco, che guastano anche i testi più incisivi («vatti a fidare delle zanzare/ insomma si, dai, vatti a fidanzare»).
Perché sì, alcuni testi meritano davvero una certa attenzione, come in Terra, un monologo che tratta a grandi falcate la contemporaneità, con alcune frasi da annotare senza tentennamenti («io che lotto per mille euro al mese/ e poi l’otto per mille, beh, dovrei darlo alle chiese… …L’America ha detto ‘ve le do io le basi della democrazia’/ le basi le ha messe ma di un altro tipo e non ho capito/ perché ci proteggono dal loro, e non dal nostro nemico?/ è un sistema impastato/ con quelli che han commesso peccato/ e peccato che a pagare sia stato l’Impastato sbagliato/ martiri all’arrembaggio/ ma essere capaci di morire a Capaci/ non è solo un chiasmo, è coraggio!»).
Più che buono il lavoro di Dargen in produzione, che si sposta senza paura tra più fronti, senza apparire pretenzioso, come la base 8-bit della divertente Zeus, l’r’n’b di Occhi Complicati, sprazzi generali di vocoder in Sarei Molto Più Bello, o l’hip hop tribale di Primitivi. Jacopo mette anche la voce in due brani, ma se in Primitivi gioca di mestiere, meno riuscito è il featuring di Adolescenza K.O.
Preistorie di Tutti i Giorni non è un disco malvagio, nel complesso funziona e ha anche qualche momento piacevole, ma non va mai oltre una sufficienza risicata che comunque delude, visto che ormai Edipo non è più un novellino nell’ambiente, e la classica fase dell’inciampo ai primi passi è già bella che superata. Lo aspettiamo al prossimo episodio, fiduciosi. Di nuovo.
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