Recensioni

6.8

A meno di un anno di distanza da Some Rap Songs torna Earl Sweatshirt, con un disco che di fatto disco non è: 15 minuti totali sparsi in 7 tracce. Non è un EP, ma solo un ulteriore stream of consciousness che radicalizza ulteriormente la strada intrapresa nell’episodio precedente. Earl è ormai diventato un paladino auto-recluso dell’anti-pop meno scintillante possibile, segregato in casa tra chissà quali sostanze e avviluppato nei gangli di una paranoia strisciante. I lutti recenti (padre e zio) non hanno certo aiutato a rasserenare il ragazzo, e così eccoci qui.

Oscuri riferimenti biblici sin dal titolo, preso dall’enigmatico sogno del re babilonese Nabucodonosor raccontato nel Libro di Daniele. Anche i versi sono spesso ermetici, di ardua interpretazione, scartabellati quasi più per sé stesso che non per chi casualmente si trovi in ascolto, con eventuali virtuosismi tecnici in fondo alla lista degli interessi per esplicita ammissione («had a story careen against the bars»). È una narrazione astratta e frammentaria, idiosincratica e allegorica, poggiata sugli spettri di un r&b sbrindellato e post-apocalittico, filtrato da una sensibilità che parte dal jazz per naufragare in un black hole di spasmi nichilisti. Lavoro interlocutorio eppur ricchissimo, e «chissà ora dove finiremo, signora mia». Di sicuro il viaggio fin qui è intrigante e mai scontato.

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