Recensioni

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È innegabile che attorno al duo italianissimo (ma da qualche anno di base a Los Angeles) Dumbo Gets Mad ci sia un gran chiacchiericcio: le precedenti avventure discografiche sono state ben accolte sul territorio nostrano e anche oltreoceano sono state apprezzate, tanto da avviluppare il nuovo Thank You Neil di un mix di aspettative e curiosità.

Concept album che ruota attorno al format TV sci-fi made in America (e arrivato in Italia nel 2014) Cosmos: A Spacetime Odissey e al suo conduttore e astrofisico Neil Degresse Tyson, Thank You Neil cerca di districarsi tra sonorità psych-funk e astro R’n’B, riuscendo in parte a ricreare le atmosfere spaziali dei sixties ma non convincendo pienamente. È curioso che due tra le band con il sound più internazionale del nostro panorama come i Calibro 35 e i Dumbo Gets Mad si siano confrontate a soli due mesi di distanza, l’una dall’altra, con l’argomento fantascientifico: mentre nel primo caso, con S.P.A.C.E., la band di Martellotta è riuscita a centrare il bersaglio con grande mestiere e rispettando appieno l’estetica cinematografica di quegli anni, il duo di Reggio Emilia perde in più di un’occasione la bussola e il focus sull’obiettivo, lasciandosi andare un po’ troppo al narcisismo. Troppi fronzoli e poco carattere, troppi occhiolini ai vari Toro y Moi e Tame Impala e poca attenzione alla sostanza.

Gli episodi di rilievo, però, ci sono, e alcuni sono veramente meritevoli: basti pensare a Misanthropulsar in odore della divina Erykah Badu, alla melliflua Quasar o ai controtempi del danzereccio Orion Caos. Il problema principale di Thank You Neil è che è un disco che scivola via facilmente, forse anche troppo, e raramente (tranne che nei casi succitati) fa veramente accendere la curiosità. Dopo due dischi di pregevole fattura come Elephants at the Door e Quantum Leap (editi entrambi da Bad Panda Records) ci si aspettava un deciso passo in avanti, dai Dumbo Gets Mad. Rimandati a settembre.

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