Recensioni

6.8

Il minimo comune denominatore del nuovo lavoro dei Dope Body è quello di sempre, ovvero un approccio squisitamente sfascione. Se li avevamo lasciati alle prese con un album casalingo prodotto durante il lockdown, Home Body, che divertiva per il tiro lo-fi goliardico, ma mancante tuttavia di una qualità che lo emancipasse dal divertissement sperimentale, con Crack a Light il suono si fa più compatto e deciso.

Un disco che scava quindi con più sicurezza nel noise rock dei tempi andati, quello fatto di bassi ferrossi in primo piano à la Cop Shoot Cop, per dimenarsi nella teatralità contemporanea all’ombra di gente come i Pissed Jeans. E bisogna ammettere che alcune cose funzionano bene e in qualche caso anche molto, soprattutto quando l’equilibrio tra ispirazione e creatività naviga nel modo giusto: l’incontro tra il garage aumentato dei Brainiac e le mazzate dei Jesus Lizard dell’iniziale Curve, gli armonici ispidi sostenuti da incroci vocali efficaci di Lethargic, come anche i ritornelli ficcanti dall’inconfondibile marchio Seattle anni 90 di Jer Bang o The Sculptor, e non meno il buon groove à la Jane’s Addiction di Daylight, che per di più sa come tirare dentro armonie avvincenti con un interessante gusto della catarsi. Brani, questi, che pur non raggiungendo gli epigoni, sono di caratura notevole. Per altri versi, invece, la band sparge buone intuizioni ma non del tutto sviluppate e spara qualche colpo facile che, mancando della giusta insofferenza che il genere richiederebbe, non arriva a destinazione. Complessivamente, quindi, gli ingredienti stavolta sono meglio gestiti rispetto ai lavori precedenti e le cuciture più decisive, ma per contro andrebbero migliorati i lati deboli con un’ulteriore visceralità che li arricchisca di un tono maggiormente vissuto.

Un disco tutto sommato godibile che mostra quanto i Dope Body siano una buona band, capace di guadagnarsi il rispetto sul terreno di gioco, nonché di piazzare qualche numero più che interessante, ma ancora non troppo più di questo. La via intrapresa è comunque quella giusta.

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