Recensioni

Se l’inevitabile onda reggaeton che ci travolge ogni santa estate sembra dover pagare il pegno di una pausa forzata, la sua versione deep e intellettuale fa ritorno in questi tempi oscuri, a metà tra contrappasso dantesco e preliminare avvertimento di una bella stagione che sarà inevitabilmente diversa dalle altre. Sia in Dulce Compañia che nell’EP Derretirse dello scorso anno, non ci siamo certo risparmiati nel tessere le lodi di DJ Python, ovvero Brian Piñeyro, nativo newyorchese con estrazione argentina ed ecuadoregna ed un passato adolescenziale a Miami, che presentava al mondo, prima su Incienso e poi su Dekmantel – uscita fighetta per la più fighetta delle label – la sua discrepante visione latina, nulla a che fare né con le indisponenti villanerie dei soliti nomi per rampanti canotte bianche e nemmeno con le versioni alt e ripulite della Rosalía di turno, perfette da gettare in pasto ai rotocalchi e agli avventori del Primavera Sound.
Quello del Pitone è un piano sequenza che pur vivendo su impercettibili flussi, muta costantemente contesto e forma: la prima prova sulla lunga distanza richiamava filtri HD, ambient-(dub)house di orbiana memoria, l’EP successivo nuotava tra fondali oceanici ed escapismi dopo-club. Mas Amable, che segna il ritorno a casa Anthony Naples, è invece calcolo in sottrazione delle parti in causa, un missato vero e proprio (le tracce viaggiano in seducente soluzione di continuità) che dai pattern reggaeton (Descanse segue comunque la scia) sfila lungo su uno spettrale parco ritmi tutto caraibico, sbaraccando il grosso delle melodie patinate, melanconiche e rassicuranti (non fosse per l’apripista Te Conocì, tipico paesaggio folktronico agreste à la Nicolas Jaar) e puntando invece sulle legnose percussioni.
Piñeyro, stavolta, più che producer è docente in camice bianco – come se Dopplereffekt staccasse la spina per una lunga vacanza alle Antille – e incastra gli elementi sul banco col compasso e chirurgica precisione, manipolando vuoti ed effettistica in vibranti giochi aeriformi di rimbalzo trip-hop e dub (ADMSDP, con la sensuale voce della poetessa e performer LA Warman alle prese con pratiche ASMR), per un minimalismo mai asettico o sottovuoto che – a dispetto della coccolosa dichiarazione sulle ricette della nonna – sa anche esaltare l’erotismo e il piacere per la carne che trasudano copiosi nella soca rimbombante delle piste a luci basse (Alejandro, oooophi) e richiamare le esaltanti lezioni tra IDM, broken beat e hip hop ’90 di scuola tanto Ninja Tune (Juntos) quanto Warp (mmmm). Certo, parliamo pur sempre di tracks-for-an-imaginary-club, oggi soprattutto, ma quel che conta è che queste sono architetture soniche che DJ Python fa – e sa fare – sempre più sue. Un centimetro alla volta.
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