Recensioni

7.2

La finiremo forse. La finiremo di rompere le scatole con la parità di genere farlocca, con le quote rosa imposte per pulirsi la coscienza, con i generi musicali classisti e sessisti. La finiremo, si spera, dopo l’ascolto di Gas Lit, album numero tre per questo duo al femminile da Melbourne, formato da Takiaya Reed e Sylvie Nehill, la prima a sax e chitarra, la seconda alla batteria. La finiremo perché Gas Lit spazzerà via tutto a furia di bordate experimental-doom gonfie come le palle di chi continua a sentire ragionamenti inutili sulle differenze di genere e sull’ignoranza del riconoscimento delle differenze, perché Gas Lit è esattamente quello: un concentrato di doom/drone pachidermico, apotropaico, rituale e trance-inducing alla Melvins/Earth/Sunn O))), ma con una straniante e spiazzante tendenza neoclassicheggiante che ne caratterizza a fondo la proposta. Vedi alla voce Denial, sette minuti e mezzo di rifferama infernale aperti e chiusi da una altrettanto luciferina intro/outro che riporta in mente certi progetti a cavallo tra dark, experimental e “post-metal” come Amber Asylum, oppure l’incipit dell’album (Oblique) che per un minuto e mezzo prospetta un orizzonte, neoclassicamente plumbeo e minaccioso ma che viene letteralmente investito dallo tsunami di una chitarra dalla densità dell’osmio e di una batteria ancestralmente tribale.

Gas Lit, insomma, è l’ennesimo sommovimento di un sottobosco di musiciste (solo rimanendo nel “nostro” penso a Lili Refrain, Alos?, Sara Ardizzoni e una infinità di altre, come le nippo BlackLab) che non hanno avuto nessun timore a confrontarsi con uno degli ambiti musicali più “al maschile” com’è quello latamente metal in tutte le sue declinazioni. E da quel sommovimento, finalmente, cominciano a uscire musiche che, evitando di dire che “non hanno nulla da invidiare a quelle degli uomini” e quindi ricadere di nuovo nella antropologica gerarchizzazione uomo/donna, spaccano letteralmente tutto nel loro tentativo di rifiuto della male/white supremacy e della destabilizzazione della società al maschile, colonizzatrice e responsabile delle storture odierne. Da suonare ovviamente al massimo del volume come massimo è il rispetto per le Divide And Dissolve.

Amazon
SentireAscoltare

Ti potrebbe interessare

Le più lette