Recensioni
-
Stefano Solventi
- 1 Ottobre 2008
Romana, classe 1980, Lili Refrain è una chitarrista e cantante impegnata ad esplorarsi dentro un folk blues meditativo, intenso, visionario, a tratti graffiante. La sua formazione solipsistica l’ha resa intima di calligrafie e modalità disparate quali Sabbath e Santana, Page e Malmsteen, Beatles e Floyd, ma il risultato si è evoluto in qualcosa di decisamente contemporaneo e alieno, che ammicca certi cupi rituali Galas immersi in un liquido amniotico psych carpito dal ricettario Roy Harper, previo l’utilizzo sistematico – o se volete sciamanico – della loop station. Ne risultano imprendibili stregonerie, suggestive come a volte certi raga Doors, scossi da un estro PJ Harvey, con le fregole metal in agguato e un senso di catarsi indemoniata che esala dai sibili, dalle urla. Ma anche languidi ciondolamenti che declinano il tutto dalle parti di ambientazioni post allibite, senza venir meno la fede nelle capacità “consolatorie” della chitarra. Lili ha coniato perfino il nome Shipping Head per il “genere” di musica che produce. Benedetta ragazza.
Amazon
