Recensioni

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Per il mainstream e l’hype radiofonico, i Disclosure sono il duo della hit Latch con Sam Smith, di F For You con Mary J.Blidge, e di You and Me, celebrata dal remix di Flume.

Una formula dance in formato canzone, pop house, si diceva, vincente e dignitosamente prodotta, che pescava allora come oggi dalla tradizione uk garage. Un prodotto pensato a metà tra radiofonia e clubbing. I fratelli Guy e Howard Lawrence hanno sempre contato su featuring di qualità all’interno dell’universo r&b, neo-soul e grime che ha segnato gli anni ’10: da Aluna George a Jamie Woon, fino a Jessie Ware. Ospiti di un album di successo, figlio dei tempi, come Settle (2013), replicato nel 2015 da un’ulteriore parata di voci tra cui il genio Jordan Rakei e l’ormai popstar planetaria The Weeknd.

Dopo quei dischi, era lecito chiedersi cosa valesse realmente il progetto al netto delle star coinvolte. Dubbi a cui il duo aveva risposto con il Dj Kicks del 2021 e prima ancora, nel periodo peggiore per la nightlife, con Energy, un lavoro che alzava i bpm puntando al dancefloor, con brani come Ecstasy che riprendevano la lezione daftpunkiana tra funky loop, vocals disco e i famosi filtri passa alto e basso. A tre anni di distanza, i fratelli ritornano oggi in proprio, senza legami contrattuali con major, con un disco che promette no feat. e no sample. Una sfida e assieme un modo per ripartire daccapo.

Alchemy, è vero, arriva in scia delle produzioni di Bicep, Overmono e Fred Again, la concorrenza sulla piazza, ma i Disclosure non soffrono di ansie da prestazione: Sun Showers ripropone un riff trancey che strizza l’occhio a Glue, ma il contesto è più ampio: i Bpm accelerano, giocano e vincono con un basso veloce e pulsante. Discorso simile per We Were in Love dagli stab puramente 90s e quelle lucide scariche electro che creano un banger fuori dal tempo.

Pur mantenendo una patina pop, è evidente come i Disclosure giochino su un piano differente. Higher Than Ever Before, con quella d’n’b che non guarda ai TikTok e alle reel come nel caso di Nia Archives, lo conferma, e così Go The Distance, che applica lo stesso trattamento in chiave acid.

Il clubbing radiofonico del duo britannico è questione di una ritrovata Alchemy. Il titolo del disco non potrebbe esser più appropriato. Groove e beat arrivano per primi ma il gusto per la melodia non viene mai meno, anzi schiuma dal mix con leggerezza e garbo. Nessun feat, nessun sample, questa era la sfida si diceva. Risultato ottenuto più che dignitosamente.

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