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Dopo Deceiver, pubblicato su Captured Tracks nel 2019, i DIIV tornano con Frog in Boiling Water, quarto album per la band di Brooklyn, pubblicato per Fantasy, etichetta fondata nel ’49 a San Francisco e legata a filo doppio al nome dei Creedence Clearwater Revival.

Finita l’esperienza con Captured Tracks, post-pandemia e senza label, i DIIV cercano una nuova sistemazione e intanto vanno in tour e lavorano al nuovo disco, investendo di tasca loro. Poi, il match giusto con Fantasy, alla quale viene presentato un Frog in Boiling Water quasi prodotto finito.

Come raccontato in una recente intervista per NME, tutti i componenti della band hanno contribuito alla scrittura dell’album, non solo Zachary Cole Smith e Colin Caulfield, come invece è successo per i lavori precedenti (o almeno da quando Caulfield è entrato nel gruppo, nel 2013). Trovare compromessi in due poteva essere abbastanza naturale, soprattutto dopo anni di songwriting condiviso, ma in quattro la questione si fa più complicata, e ogni scelta di rilievo è passata al vaglio di tutta la band.

Frog in Boiling Water è un riferimento all’allegoria della rana che non si accorge della morte imminente solamente perché messa a bollire a fuoco lento – metafora dell’inevitabile collasso della società capitalista. Parallelo fin troppo evidente, e i nostri non solo pensano i testi in questo senso, quasi un tentativo di concept album, ma creano anche una società immaginaria, “soul-net”, lasciando però intendere che non siamo così distanti dalla realtà – la mission è quella di farci desistere da qualsiasi azione o pensiero anche vagamente anticapitalista, con sito web (soul-net.co) e spot pubblicitario in coda al video di Brown Paper Bag.

Prodotto da Chris Coady (responsabile, tra gli altri, di Teen Dream dei Beach House), Frog in Boiling Water è un disco low-tempo a tinte scure – In Amber e Brown Paper Bag, in apertura, segnano il tono. La cifra storica DIIV è riconoscibile: assoli in overdrive, jangly guitars, arpeggi, linee vocali eteree che rimandano più o meno direttamente ad una sorta di disillusione verso il mondo moderno (Look in my eyes / repeat the lie / we can still have hope / remind me why / our parasites / are still in control), tutto spezzato da un hook o dall’occasionale raggio di luce (su tutte, la title track, Little Birds e Somber the Drums).

Più introspettivo di Deceiver, forse il miglior lavoro dei nostri finora, ma rispetto a questo rimane comunque una certa continuità stilistica e d’intenti. Il jangle-pop accentuato degli esordi di Oshin (2012) si è progressivamente lasciato contaminare dalle suggestioni shoegaze a bassa battuta, dalle atmosfere meno rarefatte, e da una naturale volontà di esplorare terreni nuovi, seppur nei confini di un suono che può considerarsi ormai ben definito – e Frog in Boiling Water è una buona prova in questa direzione.

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