Recensioni

Siberia ha rappresentato e rappresenta tuttora uno dei picchi della wave italiana, derivativa quanto si vuole, col senno di poi, ma al tempo vero e proprio ponte tra le sonorità più oscure e deviate del primo mondo (anglosassone, ovviamente) e le lande più distanti e periferiche del continente. Uno di quei dischi che, al netto delle ingenuità che l’orecchio di oggi può magari cogliere ma che l’entusiasmo del tempo faceva passare sotto silenzio, segnano realisticamente uno spartiacque nelle musiche underground italiane e che, in quanto tale, è necessario continuare a far vivere sotto forma di ristampe e riedizioni. Cosa avvenuta, giustamente, nel corso degli anni e in particolare in questo scorcio di millennio, in cui si sono manifestate edizioni picture disc, box con DVD, agognate ristampe viniliche, senza mai avere l’impressione, altrettanto giusta e sacrosanta, che Fiumani and friends volessero monetizzare quel credito che dal 1984, anno di apparizione dell’album, vantano innegabilmente nei confronti del “rock italiano”.
Sfugge però il senso, oggi, di questo Siberia Reloaded, un album che sta a metà tra la moda, fortunatamente quasi scomparsa, del “performing” l’album famoso nella sua interezza e una ristampa classica con aggiunte e bonus tracks varie. Siberia Reloaded è infatti la “reincisione” targata 2016 dell’omonimo album per mano di Federico Fiumani, ovviamente, Edoardo Daidone (chitarra), Luca Cantasano (basso) e Lorenzo Moretto (batteria), con l’aggiunta di Gianni Maroccolo non in qualità di musicista aggiunto ma di autore dei sette “raccordi” strumentali che si intersecano ai pezzi originari (prevalentemente tra ambient e pulviscolo sonoro). Con i sei pezzi nuovi (Same, Envecelado, Niente, Non Morire, Lanterna Cieca e Taranto 1982) – «ispirati ai suoni e agli umori dell’epoca» ma privi proprio dell’epoca, al punto da risultare una sorta di cover di se stessi fuori tempo massimo: ottimi presi in sé, ma inutili e anche fastidiosi in questo contesto preciso – si allunga fino a 19 canzoni: un bel passo in avanti dalle otto tracce dell’originale del 1984 pubblicato dalla fiorentina IRA o dalle dieci del 1992, ma purtroppo con risultati alterni se non proprio deludenti.
Quali siano state le ragioni di questa operazione, sicuramente non commerciali visto il costante culto “di nicchia”, non è dato sapere, ma al netto di tutte le chiacchiere possibili il fatto più evidente è che questo Reloaded non suona. È troppo “pulito”, poco “artigianale”, troppo poco “ingenuo” (uso deliberatamente le virgolette per far intendere il senso) e sembra aver perso quel retrogusto da “genialen dilettanten”, quel misto di urgenza, lirismo e incoscienza che ne era il centro propulsore, e pure quella oscura cupezza (suggerita non solo dagli arrangiamenti, ma proprio dalla scarsità dei mezzi di registrazione del tempo) che volenti o nolenti ne segnava la riuscita. Oppure sono i tempi ad essere cambiati e questa rincorsa “retromaniaca” non riesce a restituirne il valore primigenio. O, ancora, magari sono le nostre orecchie, abbagliate da quelle scarne, vibranti, tesissime poesie sonore da un trentennio buono, a non riconoscere questa nuova veste come un abito nuovo tessuto con materiali nuovi da uno dei suoi autori. Sia come sia, Siberia Reloaded è una delusione a cui si sarebbe potuto ovviare con un live album incentrato tutto sulle composizioni originali.
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