Recensioni

6.6

Un brano come Senza Fiato la dice lunga sulle paturnie dei messinesi Demomode: gli Afterhours di Manuel Agnelli, una spruzzata de Il teatro degli Orrori degli esordi, rigurgiti grunge altezza Nirvana (certi riff di Codici non mentono), qualche richiamo alla wave cantautorale di Paolo Benvegnù (Boom).

Chitarre elettriche e melodia (Cos’è che rimane), un binomio capace di rendere il tutto potabile anche a latitudini di pubblico a prima vista lontane. Quelle, per intenderci, che ascolterebbero con un certo gusto la Prisencolinensinainciusol del Celentato più rockeggiante e “neologista” riletta da un buon gusto hard-rock-dance-psych, o magari attratte da una Forma e Sostanza dei CSI meno riuscita, ma piacevolmente rugosa e senza fronzoli.

Tanto per dire che qui si fondono estetiche e linguaggi, con un certo coraggio e poca “fighetteria” social, un po’ come facevano band come i Grenouille. Il risultato, a parte qualche caduta di tono nei testi, è un disco energico, fisico, godibile e tutto sommato fresco – considerata anche la casa-base stilistica di partenza – che i fan di certi Novanta probabilmente apprezzeranno. Ou segue l’album d’esordio della formazione Hai paura, pubblicato nel 2010.

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