Recensioni

Sperimentatore di lungo corso con 25 anni di carriera sulle spalle, dischi in solo e collaborazioni con calibri quali, tra gli altri, Lasse Marhaug, KK Null, Teho Teardo e Thurston Moore, Cristiano Deison scava nei cassetti del passato recuperando registrazioni d’antan e nastri riposti in attesa di un futuro in cui farli germogliare. L’occasione è finalmente arrivata con Magnetic Debris vol. 1&2 pubblicato via Dissipatio a gennaio 2022, doppio album che raccoglie e rimanipola il succitato armamentario distillandolo un percorso scuro e granitico.
Se l’atmosfera di base è quella notturna di lavori come In the Other House, che lo vedeva incrociare le armi con Matteo Uggeri, e la visione fredda come l’ambient di Una notte che non finisce mai, qui la componente lirica implode in corposità tattile e afona. Siamo dalle parti di un’elettroacustica acre che condensa l’astrattismo in precipitati materici facendoli collidere con visioni ultra-minimaliste à la Thomas Köner. Un sostrato in cui le interferenze elettromagnetiche registrate al 1 st Floor Studio nel 2017 diventano pasta per sfocate nostalgie post-industriali (Magnetique); la rieditata Hidden Light ipnotizza con un rituale primitivo e inglobante; nastri d’archivio con sopra suoni metallici di oggetti ritrovati trasmutano in un’elettroacustica corrosa per spazi siderali (Metal), in una coltre per un mondo nascosto dietro aguzze sinapsi mnemoniche (Reverso), o ancora in ricordi di luoghi in rovina persi nel tempo (Blank Tape).
Passando per ambientazioni dalle pareti ovattate (Interno Camera Daria), opachi orizzonti minimali (Magneto Pausa), a volte sbocciati in un lirismo ferocemente essenziale (Interior Wreckage), Deison ci regala anche la propria interpretazione della nostalgia di un mondo perduto che brulica di frammenti granulosi e archeologia industriale (Nothing Is Real).
Un lavoro assolutamente ipnotico che ci fa godere di un lato meno conosciuto della personalità del suo autore.
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