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Death of Abel è un progetto apocalyptic folk tedesco formato da Luca Gillian (già cantante dei Die Selektion sotto l’alias Luca Morte), coadiuvato dal vivo da Alexander Gallagher e Matthias Völkel. Il 13 ottobre 2014 è uscito il primo 12″ del progetto, A Cruel Streak, per la romana Trips und Träume. Il disco contiene tre pezzi di un EP omonimo (originariamente uscito su cassetta per la label berlinese [aufnahme + wiedergabe]), un brano, Westwerke, già apparso nella compilation Transform | Transport | Transcend ([aufnahme + wiedergabe]), più due brani inediti: Der Weg e Schattenmal.
Dopo diversi concerti in giro per l’Europa, suonando in interessanti manifestazioni come la dolomitica Tera Salvaria e di spalla ad artisti come King Dude e Rome, Gillian, musicista tedesco di origini italiane, realizza il suo esordio su vinile come Death of Abel. Si tratta di un buon lavoro, che si muove su un terreno già abbondantemente arato dai Death In June, gruppo capostipite del genere. Non per nulla, i DIJ erano già stati omaggiati dai Death of Abel in una compilation/tributo, uscita sempre per [aufnahme + wiedergabe]. La cassetta, intitolata When We Have Each Other We Have Everything – A Tribute To Death In June, si apriva con un’ottima cover di Runes And Men, sicuramente un buon biglietto da visita che metteva subito in chiaro l’immaginario “apocalittico” evocato dai Death of Abel. Anche in questo lavoro viene fuori molto bene una certa nostalgia per un’Europa ormai scomparsa, soprattutto nel brano Die Hand, cantato con piglio romantico e teutonico.
Influenze di scuola neofolk tedesca, stile Forseti, Darkwood, Sonne Hagal, etc, sono facilmente riconoscibili ed emergono soprattutto in brani come Blüte Des Lebens e Schattenmal. Non mancano momenti più lenti e intimisti come l’evocativo monologo tra le rovine, Der Weg, ma il miglior episodio del disco è Der Eiserne Tod, in cui il contrasto tra una voce femminile e il cantato prima urlato e poi sussurrato di Gillian (memore di quanto fatto già con i Die Selektion) si sposa bene con la chitarra acustica “neofolk” accompagnata da una malinconica tromba che appare verso metà del brano.
Un disco che, pur inserendosi in un genere abbondantemente inflazionato, riesce a ritagliarsi il suo spazio, facendo intuire le potenzialità di un progetto ancora agli esordi ma con già una sua personalità ed una sua estetica in fieri. Scelta pienamente condivisibile quella di cantare in tedesco, lingua che dona un particolare fascino mitteleuropeo al lavoro.
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