Recensioni

7.2

Un respiro viscerale quanto evoluto quello dei Dead Cross, hardcore band formata da grandi calibri del giro come Mike Patton (Faith No More, Mr. Bungle), Justin Pearson (The Locust, Retox), Mike Crain (Retox, Cunts) e Dave Lombardo (ex-Slayer, Mr. Bungle). In arrivo a due anni dalla cover di Rise Above dei Black Flag, questo secondo album riveste un’importanza particolare per il quartetto: da un lato segna l’effettivo ritorno sulle scene di Patton, che lo scorso anno ha annullato i vari tour in partenza a causa di problemi di salute mentale esasperati dall’isolamento del lockdown pandemico; dall’altro si sostanzia come percorso di guarigione – ed esorcizzazione – del chitarrista Crain, a cui è stato diagnosticato un cancro avanzato ora in via di remissione (circostanza che trasuda da ogni singolo giro di sei corde).

Un vissuto che precipita duramente nelle tracce con una voglia di riscatto esistenziale prima che musicale, una forza che trova il suo fondamentale slancio proprio nel legame amicale dei quattro, veicolando un sentito e creativo mix di influenze capace di variare efficacemente l’hardcore continuum – nel senso squisitamente punk del termine – con potenza e quel decisivo tocco di personalità da fare la differenza. Dai Faith No More di Agel Dust tagliati con dosi post-core acre, squarci lancinanti e dissonanze noise (Love Without Love e Animal Espionage) e nondimeno con assalti di granitico trash metal (Christian Missile Crisis), passando per tirate abbestia a incorporare sfasature gotiche dalla tempistica perfetta (Heart Reformer), e fino a psicopatiche contorsioni di stacchi assassini (Strong and Wrong).

Testi politici contro l’odierno e violento oscurantismo culturale interpretati dall’istrionico Patton, che come secondo ha il riconoscibile screaming di Pearson (qui anche al basso), una manna dal cielo. Un pandemonio che innerva la corsa abrasiva di Nightclub Canary e l’ottimo dark punk à la Phantom Limbs di Ants and Dragons (con un Crain in stato di grazia), mentre Reign Of Error è puro San Diego sound meets Angel of Death che non le manda a dire ai membri Repubblicani della corte suprema statunitense recentemente pronunciatisi contro l’aborto – nel relativo video del brano vengono dipinti come mostri orribili che vengono fatti appezzi dai Dead Cross in preda alla follia omicida.

L’articolata chiusura a scatole cinesi di Imposter Syndrome, un vortice ciclico di black metal, implosioni cupe e picchiate di hardcore primordiale, mostra quanto il disco non solo rinvigorisca il genere ma viva prepotentemente del vero scambio umano di quattro amici dalla stoffa inossidabile.

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