Recensioni

Giunti al terzo capitolo di questa “nuova” saga cinematografica ambientata nel Wizarding World concepito da J.K. Rowling con Animali fantastici: I segreti di Silente abbiamo finalmente avuto la prova del nove della sostanziale pochezza narrativa e visiva di quella che invece nelle intenzioni della sua autrice doveva essere una sottile ed epica rilettura del Novecento in chiave certamente fantasy.

E, invece, l’insistenza con cui Warner e i vari produttori hanno continuato ad affidarsi a un regista sostanzialmente privo di spessore, di fantasia, di poesia come David Yates ha provocato esattamente l’effetto opposto; una saga in cui a mancare è proprio quella cosa che dovrebbe essere costantemente sotto gli occhi di tutti gli spettatori: la magia. Dopo lo scricchiolante Animali fantastici e dove trovarli, e soprattutto il confusionario Animali fantastici: I crimini di Grindelwald, è come se si fosse arrivati a questo terzo capitolo sfiancati, appesantiti da un nutrito stuolo di fan ormai stufi dell’ennesima storia riempitiva che sappiamo già tutti a cosa condurrà (lo scontro finale tra Silente e Grindelwald e lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale).

Se nei capitoli precedenti si era perlomeno delineato un discorso sull’emarginazione e sulla repressione abbastanza stimolante dal punto di vista narrativo, in Animali fantastici: I segreti di Silente è tutto talmente alla luce del sole, tutto così lampante e grossolano da apparire finanche banale e ripetitivo, come l’ennesima versione della stessa storia che si ripete fino allo sfinimento. Tutto accade in fretta e furia, seguendo perfino un piano (o una moltitudine di piani) che dovrà rimanere celato agli stessi protagonisti (metafora perfetta della confusione e della totale assenza di un quadro ben definito in sede produttiva). E per fortuna stavolta Steve Kloves è stato richiamato per metterci una pezza (i ritardi nella produzione a causa di uno script – scritto sempre dalla Rowlng – ritenuto non soddisfacente, oltre ai guai per la sostituzione di Johnny Depp, impegnato nelle vicende legali contro Amber Heard).

E pensare che Mads Mikkelsen risulta un Gellert Grindelwald ancora più convincente, capace di rispecchiare nei suoi occhi la freddezza calcolatrice del personaggio e insieme esplodere il suo tratto più passionale nei duetti con l’Albus Silente di Jude Law. Tutto vanificato da una serie di scelte (o non scelte) del tutto ingiustificabili: come quella di non avere ben chiaro il proprio pubblico di riferimento, dalle gag comiche pensate per i più piccoli al discorso sui totalitarismi che invece coinvolgerebbe una fascia più adulta, senza mai riuscire mai a trovare una giusta sintesi tra le due direttive. Probabilmente, però, la pecca più grave di questa nuova saga è l’assenza quasi totale di personaggi che davvero entrino in empatia con lo spettatore: il Newt Scamander di Eddie Redmayne è sempre più impalpabile, così come risulta respingente Credence (non aiuta la pessima recitazione di Ezra Miller), mentre si continua a utilizzare il Jacob Kowalski di Dan Fogler come unico elemento comico anche in situazioni dove il suo contributo non sarebbe affatto giustificato.

Se dopo tutto questo ambaradan pensiamo che mancano ancora due film alla conclusione della saga di Animali fantastici, allora la Warner ha un serio problema. Con i suoi 332 milioni guadagnati finora (e 200 milioni di budget) difficilmente la pellicola riuscirà ad andare in pari e si tratta dell’incasso più basso dell’intera saga estrapolata dal mondo magico di Harry Potter.

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