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7.5

Che i testi dei Baustelle siano peculiari – ovvero ben riconoscibili, anomali tanto nella forma quanto nella sostanza – mi pare oggettivamente incontestabile, anche da parte di chi non nutre nei confronti della band toscana (e del suo leader) una particolare simpatia. Personalmente, e tolta un’iniziale diffidenza, mi sono seduto da un pezzo dalla parte di chi ritiene il Bianconi paroliere un fuoriclasse. Tuttavia, ammetto di essere rimasto sorpreso quando ho saputo di questo volume dedicato a un’analisi approfondita, per molti versi filologica, di testi appartenenti al periodo 2005-2010, ovvero a La Malavita, Amen e I mistici dell’occidente, trittico di lavori che ha coinciso con un momento di grazia creativa probabilmente irripetibile (ma questo lo scopriremo solo vivendo).

A quella prima sorpresa, come dire, preventiva, se n’è aggiunta un’altra in itinere, provocata cioè dalla lettura: pagina dopo pagina ho capito cioè quanto quella ricchezza tematica e semantica che emergeva con il “semplice” ascolto non fosse che una valutazione parziale. L’analisi compiuta da David Marte mette in evidenza il gioco stratificato e intrecciato di rimandi, riferimenti, citazioni e allusioni nei testi dei Baustelle, quel loro chiamare in causa tanto la dimensione della cultura “alta” quanto quella “popular” (a cui si aggiunge il carotaggio nel vissuto personale). Assistiamo a una vera e propria eruzione semantica, a uno spumeggiare di visioni politiche, languore esistenziale e sesso decadente, il tutto aggrappato a un immaginario labirintico che tira in ballo Houellebecq e Gainsbourg, Dante e Bianciardi, Battiato e Ciampi, Pasolini e Lazzaretti, Antonioni e Pietrangeli, Pascoli e Gozzano, e via discorrendo. 

Marte, laureato in lettere antiche, è insegnante e ricercatore, il che traspare dal metodo applicato al suo “scrutare”, spinto peraltro da una passione palpabilmente smisurata per la musica in generale (è stato anche DJ nonché cantante degli Alice In Sexland, coi quali ha pubblicato due album nei ruggenti 90s) e per i Baustelle in particolare. La combinazione di questi aspetti conferisce al volume un bel mix di autorevolezza e intensità. Alla speculazione in modalità – diciamo così – accademica, si aggiunge quindi un approccio più giornalistico, che ricorre con disinvoltura all’aneddotica e fa ampio ricorso a stralci di interviste, quasi volesse compiere un giro completo attorno alla questione, così da far correre lo sguardo su tutte le sfaccettature conosciute (o conoscibili).   

Certo, a tratti affiora la sensazione che l’indagine ceda il passo alla smania di individuare nessi e filiazioni, la cui origine va forse ricercata più nel serbatoio culturale di Marte che non in quello poetico/emotivo/sentimentale di Bianconi, ma in definitiva va bene lo stesso, anzi è giusto che vada così. A mio avviso infatti il valore aggiunto di questo lavoro sta nella sua capacità di affrescare un’epoca col “pretesto” di analizzare tre dischi, anzi alcune canzoni di quei tre dischi, vere e proprie lenti prismatiche, cartine al tornasole o se preferite setacci in cui finiscono intrappolate pietruzze preziose, scorie e relitti degli anni Zero (ma frutto di una deriva vecchia di almeno qualche decennio).

Piuttosto, mi è rimasto da sciogliere un interrogativo che la “Postilla metodologica” non ha sciolto: perché selezionare solo le prime canzoni delle rispettive scalette? In particolare, le prime cinque di La Malavita, le prime sette di Amen e le prime sei de I mistici dell’occidente? Francamente il non aver preso in esame i testi di pezzi quali Un romantico a Milano, Alfredo o La canzone della rivoluzione – solo per citarne tre – mi ha lasciato con un senso di coitus interruptus, ma d’altro canto già così fanno quasi trecento pagine (bibliografia e discografia escluse) belle dense e nutritive. In definitiva, si tratta di un testo interessante e tutto sommato godibile. Assai consigliato – va da sé – per i fan dei Baustelle, ma dovrebbe farci un pensierino chiunque nutra un certo interesse per la storia e le sorti della canzone italiana, pop, rock o cantautorale che sia.       

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