Recensioni

6.8

Angeli e fantasmi, incontri salvifici e addii dolorosi. Sono queste le prospettive di Angel & Ghosts – secondo capitolo della collaborazione tra il cantante dei Depeche Mode, Dave Gahan, e i Soulsavers – terra di mezzo tra certezze e interrogativi, cronaca di discese e risalite, ultimo appello a una persona che se ne è appena andata o potrebbe farlo. In questo senso, i testi oscillano tra la paura di perdere quel qualcuno (“Just give me one more chance, don’t say goodbye”, si canta in Lately), il vuoto dell’assenza e la consapevolezza che ci saranno altre speranze, contesti, scenari, come affermato in One Thing (“And there’s always life on Mars out there for me”), con tanto di citazione di Mr. Bowie. Un cortocircuito emotivo che funziona – al solito – alla perfezione, quello sintetizzato nella cover dell’album, con sclero fotografico di Gahan annesso.

Riprendendo il discorso interrotto da The Light The Dead See del 2012, Angels & Ghosts è suonato, tangibile. Ancora una volta, al freddo battito dei synth di scuola Depeche Mode, si sostituiscono calde atmosfere bluesy e orchestrazioni, il tutto al servizio di un Gahan sempre più a suo agio nelle vesti di crooner (un tempo) a un passo dall’abisso e ora consolatore in Don’t Cry (“Ah it’s the same old feeling, you don’t have to lie/ Yeah, it don’t mean nothing, I’m gonna tell you why”). Forte di una tracklist ridotta e anti filler (solo nove i brani proposti), Angels & Ghosts raggiunge il climax emotivo con One Thing: il pianoforte che introduce la voce del cantante di Personal Jesus e la partitura d’archi sono qualcosa di clamoroso, di una bellezza disarmante (“Ain’t it something, when you stare up to the stars / and you wonder how we could have come this far / Don’t say nothing, just lay down next to me”).

Ovviamente non tutto il lavoro è così: nel disco c’è padronanza totale della materia – questa seconda collaborazione discografica è, appunto, un ripasso del sodalizio inaugurato 3 anni or sono – e anche un pizzico di mestiere, che però non pregiudica il risultato finale. Prodotto da Rich Machin e Ian Glover aka Soulsavers, l’album – anticipato dal singolo All of This or Nothing – si apre con Shine, un blues rock che vira verso il gospel nella parte finale. Un mood inaspettatamente positivo, quello con cui si apre il disco, presto stravolto da You Owe Me, inquietudine in slow motion (“I fell cold and disheveled / I’m as blue as your eyes”). Altro numero riuscito, il groove morbido di Tempted, più immediato rispetto a The Last Time. My Sun – il brano conclusivo, cinematico fino al midollo – è il congedo intriso di speranza: “Behind the darkest clouds then sun always shines again”, assicura Gahan. Una massima telefonatissima, ma detta da lui assume sicuramente un’altra prospettiva.

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