Recensioni

6.3

Ma alla fine chi sono Rich Machin e Ian Glover? Due scenografi pop-rock di alto profilo, mestieranti nel senso buono del termine, duttili nel mettere la competenza (tanta) e il talento (un po') al servizio della situazione. Soprattutto, sono bravi a crearsela, questa situazione. Se la cavano egregiamente col casting. Se i precedenti capitoli Soulsavers gravitavano attorno alla figura orchesca di Mark Lanegan, addomesticandone a dovere la mitologica ruvidità Americana anche grazie ad ospitate eccellenti quali Jason Pierce e Will Oldham, stavolta puntano il perno estetico su voce e anima dell'albionico Dave Gahan. Il quale pare proprio essersi tuffato di testa nell'avventura, tanto da farne il disco in cui più esalta la sua vena d'interprete (senza scordare che è pure coautore dei pezzi).

Un crooner dark soul coi controfiocchi, cuore e polpa di una scaletta a base di gospel riprocessato pop-rock orchestrale dalle evidenti inflessioni british, tanto cupo quanto carezzevole, a tratti addirittura sontuoso. Stiamo parlando di un prodotto che ha centrato il target, uno show allestito a regola d'arte, di quelli che ne esci senza rimpiangere i soldi spesi per il biglietto. Questo è l'ambito. Quanto ai limiti del caso, fate pure le vostre considerazioni. Per conto mio, al netto di qualche eccesso (la pur avvincente Presence Of God) e faciloneria (l'abboccatissima Just Try, la ruspante Tonight), non posso che considerarlo un disco piuttosto ispirato, stilisticamente in bilico tra tremori blues (Gone Too Far sembra pensata per l'ugola di Lanegan) ed enfasi gilmouriana (Longest Day), con qualche passaggio che rammenta la grandeur mielosa à la Starsailor (In The Morning) riuscendo però a non scadere nel languore gratuito.

Se si accetta la sua natura sostanzialmente pop condita da inquietudini patinate, l'esperienza d'ascolto è senz'altro soddisfacente. Addirittura avvincente nei suoi momenti migliori, come la strumentale Point Sur Pt. 1 (cinematico morriconiano totale) o quella Bitterman che cala sul piatto oblique pulsioni Radiohead.

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