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Il suo marchio è un po’ dovunque. L’impronta di Dario Faini, negli ultimi tempi, l’abbiamo ritrovata in gran parte dei successi del pop italiano contemporaneo: da Soldi di Mahmood, assieme a Charlie Charles, a Nuova Era di Jovanotti fino ai numerosi singoli dei Thegiornalisti. Ma il producer e pianista di Ascoli Piceno ha anche un’anima musicale meno legata al pop e alla forma canzone, più introspettiva e immersiva.

Quella che esprime con il moniker Dardust con cui dal 2015 ha avviato una trilogia che, percorrendo l’asse geografico-musicale Berlino-Reykjavic-Londra, porta l’ascoltatore alla scoperta dei differenti suoni che caratterizzando le tre città. Il percorso si chiude con questo S.A.D Storm And Drugs, titolo ispirato alla corrente tedesca di fine Settecento che vedeva come protagonisti alcuni scrittori e pittori come Goethe e Caspar Friedrich. Si resta sulla scia di un incrocio molto nordeuropeo tra minimalismo al pianoforte con rimandi a Ludovido Enaudi e morbide strutture elettroniche: un mix che ha portato al successo Nils Frahm e il giro dell’etichetta Erased Tapes. In Dardust, però, si avvertono più impeto e tensione, in particolare nelle ascendenti progressioni ritmiche che rimandando a Jon Hopkins: l’apertura Sublime ne è un esempio con il suo contrasto tra l’affascinante delicatezza del pianoforte e lo slancio della coppia cassa e synth. Come anche Sturm I – Fear con i suoi strappi di synth e l’epica di Woodkid che bilanciano le partiture al piano e le melodie malinconiche che avrebbero reso il lavoro un esercizio di stile neoclassico. E invece Dardust, sempre con uno sguardo attento alla giusta melodia,  gioca con i contrasti, la cifra dell’intero lavoro. Il brano Storm And Drugs, a partire dal titolo, è lì a confermarlo: si apre con la voce manipolata di un bambino, avvolta da un crescendo di trepidanti note e archi, per poi esplodere in un travolgente treno ritmico di impronta techno.

Il paragone con Born Slippy degli Underworld, che Dardust presenta in press release, non è così campato in aria. La potenza della traccia, raffinatamente curata nei dettagli, risiede nel farsi portavoce di uno sviluppo emotivo contrastante, di un racconto di formazione che i suoni riescono a esprimere anche senza leggere le descrizioni che ne da l’autore. «C’è il momento della mia tempesta dello scorso anno – racconta Faini nel comunicato che accompagna l’ascolto –  il terremoto che ha distrutto la casa di famiglia, la malattia di mio padre, la perdita di un amore importante. Ci sono le drugs come psicofarmaci che hanno alleviato la tempesta. C’è il disincanto. Ma alla fine c’è il riscatto e la voglia appunto di “cambiare colori”». Una ricerca di nuove tonalità che si compie in Prisma dove gli arpeggi circolari di piano, assieme ai sintetizzatori, sembrano riprendere l’arrivo sgargiante del sole dopo la tempesta. In Rückenfigur a emergere è ancora una volta la capacità di bilanciare sentimenti e stati d’animo mentre nella title-track Dardust riesce a riprendere le atmosfere rarefatte di Sunset On M – contenuta in 7, il primo disco della trilogia –  e a colorarle con schizzi urban, il contesto che il producer ha esplorato negli ultimi tempi accanto alle voci del pop contemporaneo.

Tra oscurità e luce, tra melodie e tempeste ritmiche, S.A.D Storm And Drugs racconta una storia di dolore e riscatto risultando d’impatto e accessibile.

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