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Reykjavík è la città in cui prende forma Birth, secondo episodio di una trilogia nata a Berlino lo scorso anno, con l’album 7, che si concluderà prossimamente a Londra con il capitolo finale. Autore di questo viaggio, soundtrack immaginaria (non ultimo, percorso multimediale grazie a tutto un coordinato di videoclip) è Dardust, vero nome dell’italiano Dario Faini, compositore e producer che in breve tempo è riuscito a ritagliarsi uno spazio autorevole e riconosciuto a livello internazionale in quel campo parecchio battuto negli ultimi anni che unisce la neo-classica alla soundtrack per sintetizzatori analogici, la techno all’elettroacustica (e altro ancora), e che ha visto nei lavori pubblicati principalmente su Erased Tapes – vedi Nils Frahm e Olafur Arnalds – da una parte e nell’elettronica organica di Jon Hopkins dall’altra, due dei punti di riferimento più rilevanti sul campo.
Se nel precedente lavoro – 7 – Faini si era affidato totalmente al pianoforte strizzando l’occhio a Frahm e all’Hopkins più classico ed emozionale, in Birth, al contrario, punta più ai ritmi e alla techno, con ancora Hopkins ben in mente (Immunity) ma cercando anche una via espressiva personale lungo i numerosi saliscendi, le pulsazioni dei bassi e le note al piano (The Nerver Ending Road, The Wolf). Dardust riesce così a metter sul piatto, sintetizzandole, fascinazioni Rival Consoles, ambient cinematografica in zona A Winged Victory For The Sullen e, per quella via, eleganti partiture d’archi (Slow Is The New Loud), senza ovviamente lasciare sguarnito il lato più proverbialmente pianistico (Take Then Crown con il feat. di SBCR aka The Bloody Beetroots, Næturflug). Nel disco trovano inoltre spazio anche i fuori programma, come ad esempio le epiche schegge marziali di Bardaginn (The Battle) scandite da effetti glitch post Squarepusher, episodi fini a sé stessi, magari, che tuttavia conferiscono quel tocco in più a un album dinamico ma centrato, in grado di tracciare già i bordi di un’evoluzione ragionata, nell’attesa dell’atto conclusivo. Ci vediamo a Londra.
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