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6.5

Concepito inizialmente come un 12” o al massimo un EP da presentare per un paio di show intimi negli spazi dell’Hackney Church di Londra, Together In Static è infine diventato il nuovo album di Daniel Avery. Il producer di Bournemouth si è fatto prendere la mano, lasciandosi travolgere dalla sua creatura in divenire, rilanciando ancora la posta e annunciando che quegli spettacoli sarebbero diventati uno spettacolo in streaming (andato in onda il 23 giugno) con tanto di biglietti, pre-order del disco e magliette.

L’opera, in uscita per Phantasy, giunge in un momento artistico complesso per Avery, che lasciatosi alle spalle i desideri tra minimal, trance e progressive degli esordi (l’ottimo Drone Logic) e i meno entusiasmanti trascorsi a dire la sua su IDM e ’90 (Song For Alpha), ha via via affilato le armi trovando una quadra (più o meno) definitiva mettendo mano a modulari e dunque formulando la sua personale idea di spazio e atmosfera in un solco pur sempre techno, e cambia poco se ragionata in quattro ma anche col break (Love + Light). Un percorso affrontato spesso in compagnia, e con referenze di un certo calibro, vedi le opere più recenti in tandem con Alessandro Cortini (Illusion Of Time) e Roman Flugel (Meeting Of The Minds) che ne hanno inevitabilmente alzato le quotazioni.

Together In Static arriva dunque senza destar sorprese. Chiaro, quella di oggi non è una sonorizzazione tout-court, ma è difficile che l’autore non abbia pensato e scritto le musiche senza pensare agli spazi, i vuoti, le architetture della location e perché no, alla fruizione e al comportamento dei presenti in sala, a quanto pare rimasti seduti come da regola. C’è tutto quello che deve esserci: l’ambient – telefonata eppure godibilissima – dell’intro Crystal Eyes, le frustate technoidi (Yesterday Faded, Endless Hours) bilanciate da episodi in downtempo (Nowhere Sound, Hazel and Gold) e distensioni al piano che ricordano certi esercizi à la Jon Hopkins (The Pursuit Of Joy), con il quale Avery condivide tra l’altro una certa passione per la trance.

Quadrata e senza sbavature, è probabile che l’opera dia il meglio nel contesto per cui è stata pensata. Non è tra i picchi della produzione dell’autore, ma si difende bene.

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