Recensioni

7.2

Le nuove musiche estreme sono appannaggio dei vecchi. Una constatazione che ovviamente può immediatamente essere disattesa, se si pensa a nuove band come i nostri Meteor o The Secret, i fantastici Liturgy e True Widow o i prediletti dell’hipsteria più extreme Deafheaven col loro acclamato Sunbathing. È però altrettanto innegabile che la classe, quando c’è, non invecchia, o se invecchia lo fa in maniere spesso molto apprezzabili, come nel caso di questo supergruppo. Dietro la sigla Corrections House si celano infatti nomi noti e grossissimi del panorama estremo mondiale.

Scott Kelly (Neurosis), Mike IX Williams (EyeHateGod), Sanford Parker (Nachtmystium) e Bruce Lamont (Yakuza) sono un quadrilatero di ferocia in midtempo, cupezze post-industriali, destabilizzanti sonorità apocalittiche e oscuramente metalliche, e Last City Zero è la perfetta risultante di ciò che i singoli addendi mettono in gioco. Un marasma che dalle lande più melmose del doom/sludge (l’iniziale, disperata e lucida Serve Or Survive) passa per l’urgenza dell’hardcore straight in your face (Bullets And Graves), per ripiombare poi su midtempo funerei e malsani (Party Leg And Three Fingers) o su sabba cyber-tribali da futuro prossimo (Dirt Poor And Mentally Ill), o acquietarsi su una epica noir-folk straziante (Run Through The Night) o su litanie da dopo-bomba (Hallows Of The Stream) che verrebbe da definire quasi chiesastiche o mistiche, se le musiche del quartetto non fossero di una urgenza evidente e di una materialità nervosa. Musiche in b/n sgranato, ossessive, imperturbabili, che sono lo specchio di questi plumbei e smarriti tempi moderni, oltre che la perfetta dimostrazione di ciò che si affermava sopra: quando si ha qualcosa da dire – i testi sono ispirati allo scritto “Cancer as a social activity: affirmations of world’s end” dello stesso Williams – e si sa bene come dirlo, il resto vien da sé.

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