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Nella copiosa messe di ristampe che sta interessando il catalogo neurosisiano, è ora il turno del disco della svolta. Molto più messo a fuoco dell’accoppiata The Word As Law/Souls At Zero – il primo elegante e potente elaborazione di stilemi da hc evoluto; il secondo adattamento a svolte apocalittiche della stessa materia – e meno macerante del deliquio grigio pece e senza ritorno che fu Through Silver In Blood, Enemy Of The Sun è un concentrato di possibilità fattesi carne. La vera catarsi del quintetto californiano.

Quella ritratta dai Neurosis a inizi ’90 è una California (e di rimando, un mondo) senza sole, palme, lussi e lustrini, lontana dai centri riconosciuti della cultura musicale come Los Angeles o Frisco; una California industriale e dimessa come l’originaria e decadente Oakland, simbolo di un intero mondo-ingranaggio in disfacimento, immortalato oltre la soglia della decenza e dei cliché come in qualche fotogramma rubato a Penelope Spheeris o contornata da un immaginario post-apocalittico alla Mad Max. Una California calata in un contesto che andava oltre l’hardcore per come si era abituati a intenderlo: la disperazione dell’urlo HC che si faceva rantolo semianimalesco; la rabbia strumentale che si trasformava in tensione incessante; l’immaginario fortemente ideologizzato che si apriva a slanci insieme spirituali e apocalittici, senza apparenti vie di fuga o possibilità di salvezza. Su pentagramma, il clash definitivo di tutte le musiche estreme – dal grind allo sludge, dall’HC al noise, al post-core e oltre ancora – riunito in un agglomerato dall’incedere tanto lento quanto devastante. In cui, cioè, growl di matrice grind e campionamenti di musiche orientali, percussivismo estremo e dissonanze industrial convivevano naturalmente fondendosi l’uno nell’altro su un sostrato di partenza (dopo)hardcore, filosoficamente e ideologicamente schierato.

Scott Kelly e Steve Von Till (chitarristi/percussionisti e cantanti, poi entrambi con ottime carriere in solitario), Dave Edwardson (bassista), Jason Roeder (batterista), Simon McLlroy (tastiere, campionamenti) e Pete Inc – l’addetto ai visuals che tanta importanza hanno sempre avuto nell’universo-Neurosis – hanno sempre prodotto musiche da apocalisse prossima ventura, prima e soprattutto dopo questo disco targato 1993, ma è indubbiamente con Enemy Of The Sun – qui offerto rimasterizzato e con un paio di bonus track – che l’ombra lunga dell’influenza del quintetto si è per la prima volta distesa su una infinità di gruppi dell’area estrema, relegando i 5 all black sull’olimpo delle musiche estreme. Un capolavoro che esula dal contesto in cui è nato per farsi classico, superando alla grande la prova del tempo.

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