Recensioni

C’è un prima e un dopo Viva La Vida. Nei primi dieci anni di vita dei Coldplay quattro album, un substrato di Ep e b-side – in queste pagine abbiamo più volte sottolineato la necessità di riscoprirli – e un doppio processo: un lento abbandono di molti fan della prima ora da un lato, dall’altro una platea sempre più ampia e variegata a innamorarsi di quelle che ormai erano hit planetarie. Dopo il quarto album Chris Martin e i suoi colleghi hanno evidentemente fatto un patto: alternare un disco per chi ha amato o almeno voluto bene a quattro nerd sfigatelli che suonavano attorno a un mappamondo arancione al cambio di secolo, a un altro per tutti quelli che associano la parola Coldplay a coriandoli, fluo e un misto tra ballate patinate e singoli pop energici. Ecco quindi spiegata la discografia della band degli ultimi dieci anni. Mylo Xyloto (2011) sbirluccica di completi acetati, Ghost Stories (2014) è perlopiù intimista e notturno, in A Head Full of Dreams (2015) tornano i colori e luci, a dispetto del giro del mondo che fa sul profilo sonoro Everyday Life (2019) si mantiene nell’ombra. Come sarà allora Music of the Spheres?
Esatto. Siamo nel lato cromatico della forza, acceso dalle roboanti collaborazioni con i Bts in My Universe e Selena Gomez in Let Somebody Go. E poi c’è Higher Power, che si è già conquistata le nostre orecchie per merito della radio e di qualche pubblicità. A santificare l’amore iniziale dei Coldplay per i Pink Floyd – consigliato il primo Ep per la quota “chicca discografica” – c’è il finale affidato a Coloratura, dieci minuti di una ballata che potrebbe anche finire un po’ prima, a dire il vero. Sorvoliamo rapidamente su tutti i brani che hanno per titolo i simboli, più che altro degli intermezzi strumentali tra i quali si distinguono un soul a cappella appesantito dal vocoder – il nome della canzone corrisponde al segno del cuore – con la partecipazione dei We Are King e Jacob Collier, e il tappeto digitale carino ma adornato con un orribile «ole’ ole’ ole’ ole’» di qualche live della band. Con un po’ di concentrazione quest’ultimo brano – il suo segno è l’infinito – è carino e riporta alla coda finale di Viva la Vida or Death and All His Friends. Rimanendo su questo album, la canzone più riuscita di Music of the Spheres è…. una demo scartata per il disco del 2008. Music of the Pride ha mantenuto anche lo stesso testo di The Man Who Swears, ma ha stravolto la bozza voce e piano – probabilmente in rete c’è traccia – in quella che sarà certamente, nel bene o nel male, una hit e a più di qualcuno farà venire in mente Shoot the Runner dei Kasabian.
I Coldplay sono quel compagno di banco con cui al liceo facevi di tutto e di cui hai perso le tracce, un po’ perché sei cresciuto e un po’ perché il fascino di quei tempi lo ha abbandonato. Ogni tanto ti ricorda perché gli hai voluto bene, ma è diventato qualcos’altro. Certo, un concerto di Chris Martin e soci sarà uno spettacolo nel vero senso della parola, ma basta questo? Se sei una band su cui piovono dischi d’oro e altri riconoscimenti ma sei prevedibile e hai un passato costellato di brani di gran lunga migliori degli ultimi album, forse la risposta arriva da sé.
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