Chi se lo sarebbe aspettato dai Coldplay e Max Martin. Dopo un singolo mangia classifiche come Higher Power, tra orientalismo, hi-tech e alto tasso glicemico a pronta presa per le classifiche, arriva Coloratura, una super ballad di quelle adult oriented con un afflato intimo e una produzione a richiamare la grandeur dei vecchi tempi, quella che si respirava agli Abbey Road Studios quando di lì passavano Beatles e Pink Floyd.
Proprio quest’ultimi, in versione gilmouriana, vengono in mente nel ritornello, per come è arrangiato e cantato (metti qualcosina di Comfortably Numb), e poi nell’uso del solo alla elettrica piazzato in un punto strategico dei vari cambi di tempo e scenario del pezzo, una mini suite della durata di 10 minuti in cui c’è un po’ di tutto (carrillon disneyiano, new age, arena rock, cosmica) ma che in sostanza nasce da una pop ballad al piano, nella più classica tradizione di Paul McCartney e Elton John, e delle canzoni che parlano d’amore in un mondo che va a rotoli, un «mondo assurdo» ma «quel che conta sei tu».
Senz’altro non siamo ai livelli delle discografie maggiori dei gruppi sopracitati ma è bello esser smentiti da una band data più volte per bollita ma che anche in tempi recenti – vedi Everyday Life – è stata in grado di dare buoni segnali d’ispirazione, non riducendosi alla macchina del consenso e degli stream. Certo che le classifiche contano, come del resto sono fondamentali per i loro referenti principali in termini di carriera (gli U2), ma non di sole chart vivono i Nostri. L’unico dubbio fondato che rimane da fugare è che questo sia l’unico brano fatto in questa maniera del disco. È posto in chiusura non a caso, verrebbe da dire. Staremo a vedere.
Per i dettagli sul nuovo album di Chris Martin e co. Music Of The Spheres e l’ascolto di entrambe le canzoni vi rimandiamo alla pagina dedicata. Di seguito il commento entusiasta di Cremonini, tra i primi a elogiare il pezzo e le canzoni che aspirano a una «comunicazione universale».