Recensioni

Il disco d’esordio dei Classixx sembra fatto apposta per chi se l’è presa con Random Access Memories per il suo non essere tutto una Get Lucky. È, inoltre, un ottimo palliativo all’ascolto disimpegnato (ma, per quel che ci riguarda, compulsivo) dell’House Of Woo di Maxmillion Dunbar e una prima scelta quanto a serbatoio di potenziali singoli da compilation estiva (nel caso il prossimo Washed Out dovesse effettivamente abdicare al ruolo di fornitore di fiducia).
La proposta di Michael David e Tyler Blake – resi celebri nel 2009 dal qui ripreso tormentone I’ll Get You e da tutta una serie di internet remix per gente come Phoenix, Gossip e Major Lazer – parte infatti dai più bei Daft Punk di Discovery (Holding On), ne sovraccarica la mutuale ossessione per elettronica funky e disco ’80 con la frivolezza ideologica dello “star bene” hipster-house e va, infine, a spiaggiarli assieme a tropical-pop (A Fax From The Beach), balearic (Dominoes) e chillwave nuda e cruda (Long Lost).
Non ci sarebbe, dunque, nemmeno da stare a specificare quanto Hanging Gardens sia un album “da consumarsi preferibilmente entro”: è nella sua natura. Così come è nella sua natura il vivere di hook sfacciati (e quindi irresistibili, All You’re Waiting For) ma anche di cadute di coerenza (vediRhythm Santa Clara e Jozy’s Fire, fin troppo “deep” e quindi stonate rispetto al luminoso ed energico positivismo del resto della tracklist).
Ma ci si metta pure che fra i tanti featuring (Nancy Whang degli LCD Soundsystem, Jesse Kivel dei Kisses, ecc.) spicca soltanto quello di Sarah Chernoff dei Superhumanoids (che se facesse trio coi nostri si chiamerebbero Saint Etienne): al beach party dei Classixx devi comunque
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