Recensioni

Comparando il fenomeno hipster house all’evoluzione della musica dance artsy degli ultimi due anni ne emerge uno dei tratti più interessanti: la sua ossessione per i good vibes. Con, ormai, alle spalle il suo periodo d’oro possiamo notare come si sia largamente mantenuta una musica, pure quando astratta o malata, estremamente luminosa, positiva ed energica. Al suo centro vi era un vitalismo urbano ispirato, per queste label principalmente statunitensi, dagli Animal Collective e, ancora prima, da un album che oltreoceano gode ancora uno straordinario stato di culto come Selected Ambient Works II, di Aphex Twin.
House of Woo, dichiara Field-Pickering, è stato composto interamente su una sdraio mentre beveva assieme alla sua ragazza. Un approccio da buontempone che sottointende una larga componente di improvvisazione. Spesso, infatti, i loop ostentano una certa mancanza di raffinatezza, quasi un desiderio di dirsi amatoriali. Ascoltando Slave To The Vibe chiunque abbia avuto un minimo d’esperienza come producer si ricorderà, per come si chiude il riff, i primi esperimenti quando ci si limitava a quattro battute per la creazione dei propri loop.
Una certa dimensione amatoriale è data dal costante alternarsi traccia dopo traccia dei generi. Woo, per esempio, rimanda con i suoi synth cristallini e bassi profondi alla deep house. In Peeling An Orange In One Piece c’è un rimando alla scuola di beats di figure come Golden Panda. Inca Tags mostra l’interesse di Maxmillion Dunbar per l’hip hop fortunatamente senza cadere in nessuno degli odierni cliché trap. Naturalmente questa dimensione è solo apparente, dovuta per lo più ad un’attitudine di disimpegno da slacker che ad un’effettiva mancanza di capacità tecnica. Anzi non solo vi è un ottimo lavoro di lima ma anche un desiderio pressante di racchiudere la storia della dance degli ultimi anni che si intravvede dal sample del suono della moneta di Super Mario in Coins for the Canopy al boogie di Ice Room Graffiti che ricorda i MSTRKRFT di The Looks e l’ossessione funk e disco di metà decennio.
La frivolezza di House of Woo è lontana anni luce dall’intensità di artisti che hanno in quest’ultimi anni unito l’ambient con ritmiche dancefloor. Artisti come Raime, Voices From The Lake e Andy Stott hanno una profondità sonora e concettuale completamente assente da questo album. Maxmillion si propone di affrontare l’intuizione di una house astratta con leggerezza e vitalità, ma persa la ponderosità è incapace di offrirci un contrappeso adeguato. Il risultato è un album che non apre nuove strade ma offre un sentito elogio alla strada che si è fatta.
Amazon
