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Chris Clark prosegue il viaggio nella sua personale, magniloquente, rappresentazione dell’antropocene attraverso piano sequenza ultradefiniti e hi-tech, fatti di natura e ingranaggi, grandi macchine costruite dall’uomo e paesaggi a perdita d’occhio. Anche da queste parti incanto tecnologico e drammaturgia cinematica dominano arrangiamenti che si avvalgono, ancora una volta, di ritmi e fascinazioni della techno e rave culture quanto della lezione dei maestri della cinematografia sci-fi.

Il percorso inaugurato con l’album omonimo, pubblicato nel plauso generale a novembre del 2014, trova qui nuovi ambienti e suggestioni: Silver Sun mixa narrazioni vagamente sci-fi per brevi riff al synth a ritmi spezzati di derivazione drum’n’bass; To Live And Die Grantham nei suoi sette minuti sceglie una nuova angolazione dagli stessi presupposti e punta ancora più dritto sull’autobahn verso Berlino, mentre Springtime Linn e Unfurla Cremation (i cui titoli fanno riferimento a tracce presenti nel disco lungo), sperimentano rispettivamente primaverili tocchi french-touch immersi in rotori soundtrack 80s e estatiche/elegiache versioni alternative delle cattedratiche panoramiche di Clark.

Ancora una volta, il producer ha prodotto musica HD che sembra fatta più per farsi ammirare che ascoltare. Non c’è nessuna rivoluzione di codice o linguaggio qui, anzi, ritmi e fraseggi melodici sono ben codificati nelle rispettive tradizioni elettroniche.

Se vogliamo proprio trovare un difetto nell’attuale paradigma che contraddistingue Clark è il lasciar poco all’immaginazione. Il più grande pregio: l’aver portato la dinamica nella sua musica (spremendo macchine e amplificatori) a un nuovo livello, garantendo così nuovi grandangoli con i quali osservare la materia elettronica. Con o senza occhiali 3d. Ed è sempre un bello spettacolo.

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