Recensioni

Crystalpunk è l’atteso primo album dei Chalk, ed è anche un’efficace descrizione della loro formula, un industrial dance-rock buono per il pogo, buono per il rave. Anche lo scatto di copertina, uno dei guanti in pelle nera chiodato indossati on stage dal frontman della band di Belfast, racconta di un progetto che punta a stendere, facendo l’occhiolino a immaginario gotico e BDSM.
Da trio, sono diventati un duo, Ross Cullen (vocalist e producer) e Benedict Goddard (polistrumentista e regista), moderni e determinati nel prendersi cura di quasi ogni aspetto in prima persona, sonoro e visuale, seppur sempre con l’apporto tecnico di Chris W. Ryan, con Fiontan McAleavy alla batteria in alcuni episodi in studio e dal vivo.
Il focus è giustamente sulla giovinezza, per quanto in tutti i suoi conflitti, e quindi torna che le canzoni colpiscano in faccia con una certa immediatezza, anche con un’inedita attenzione verso i ritornelli più appiccicosi, facendo venire in mente nomi Eighties come i Depeche Mode, oltre a Editors, Foals, White Lies, ecc. Rispetto alla promettente trilogia di EP Conditions, che aveva fatto chiacchierare pubblico e addetti ai lavori facendo salire le aspettative, Crystalpunk si presenta come un articolo infatti maggiormente radiofonico, proiettato verso ipotesi di successo ancor prima che di ricerca o reale disturbo.
Loro affermano che «questo è l’unico album dei Chalk che mai esisterà», per darsi la carica e mantenere alta la propria personale asticella. Però questo mix di cattiveria Nine Inch Nails (Tongue), energica indolenza generazionale Fontaines D.C. and company (Pain) ed elettronica da party post-Chemical Brothers (Skem) suona più decodificabile di quello che avremmo immaginato, senza contare qualche riempitivo più cheap. Rimanendo alle uscite di questi primi mesi dell’anno, per la versione adulta, in personalità stilistica e pregnanza testuale, di una proposta almeno sulla carta simile, citofonare ai Mandy, Indiana.
Ciò detto, pezzi-singoloni come Can’t Feel It – una specie di I Kissed A Girl al maschile, ma per anime oscure – e I.D.C., acronimo per uno sbruffone-piacione «I don’t care», sono pronte per essere sparate in heavy rotation.
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