Recensioni

6.8

Procede a meraviglia la liaison fra Clean Feed e festival jazz di Ljubljana. Stavolta tocca all’ignoto sax di Cene Resnik, accompagnato da Emanuele Parrini (violino) Giovanni Maier (contrabbasso) e Aljosa Jeric (batteria), dimostrarne il valore solcando le acque del Dragonja. Di Cene si sa che è sloveno, quindi di casa, e ascoltandolo si capisce pure che da quelle parti dopo Tito pochi sono stati in grado di liberarsi dei fantasmi di regime – se per coscienza collettiva si intende non una pura sommatoria di individualità, ma trasmissione generazionale, si potrebbe affermare che nella ex Jugoslavia pochi per ora sono riusciti ad eguagliare il DNA di Dusko Gojkovic negli ultimi anni – ma chi ci è riuscito non può che averne tratto giovamento.

Il quartetto ha composto senza lambire gli urti, producendo rollii mirabolanti con avviluppi concreti e armonie fluide (Red Mango), ricami stimolanti tipici di chi ha vissuto minimo una ventina d’anni con coscienza di causa in paesi senza nomi e con troppi padroni. Dai pochi stralci biografici di Resnik, vero protagonista di questa incisione (From The Sky, Riverbank), si evince una sana meditazione buddista professata artisticamente e non solo, se bastasse a semplificare le cose (ma non basta). Parrini si rende determinante con sforzati cromati e una maestria improvvisativa che ci dice di un talento nuovo dei prossimi anni nell’avant/jazz. Un Maier instancabile (Compassion), al pari di Jeric (We Dance), che pur tra maglie strette sa interpretare attimi unici, è la scintilla che trasforma tutto in oro.

Eppure nulla esplode, tutto è contenuto per pedigree in cui la parola free raggiungerebbe il numero massimo da guinness dei primati, tutto sembra un paradosso bello e buono. Aggiungo che la copertina è fra le più belle che abbia mai visto. Un disco che rigenera.

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