Recensioni
Canarie
Canarie
Immaginari / Prima Parte
Immaginari Pt. 2
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Flaminia Zacchilli
- 25 Novembre 2021


La nuova avventura di Canarie si è conclusa l’11 novembre con l’uscita della seconda parte del nuovo album “Immaginari”. Il duo è formato da Andrea Pulcini, la mente dietro i Persian Pelican, e Paola Mirabella, la P-Birdie degli Honeybird & The Birdies: la formazione ha pubblicato Immaginari – inclusa la prima metà – tramite Porto Records, dopo una sessione di registrazione a Roma presso il Jedi Sound Studio. L’album è suddiviso in due parti, ciascuna delle quali è composta da otto tracce, e si capisce al primo ascolto quali fanno parte di quale metà, perché tra le prime otto e le seconde c’è un abisso di maturità, messa a fuoco e autocontrollo che denota tutto il percorso ascendente del duo.
Prima qualche caratteristica in comune: Immaginari è indie-folk fino al midollo e non prova minimamente a fingersi altro. Una sequela di immagini simpaticone, dadaiste, che rimbalzano dai tocchi di esistenzialismo alle leggerezze fini a sé stesse. C’è però un’evoluzione ben definita al suo interno, un percorso artistico che indica una crescita, accennata ma presente, nel percorso di Canarie come artisti. Se infatti la prima metà, che in tracce come Brodo si produce in stramberie come «persi dentro un brodo, illuminati da un uovo sodo», si abbandona del tutto a un’ambizione di leggerezza e ironia nonsense, nella seconda i due riescono a trovare un equilibrio. Nelle otto tracce seguenti è infatti molto più a fuoco il loro proposito di sorridere bonariamente per la propria confusione introspettiva e la passione, accesa ma non ancora bollente, che si sta insinuando tra le voci narranti. Tutto questo portato avanti, a cominciare dalla prima parte, in un quadretto di musica da lounge bar, che si fa con poco e si impara e canta facilmente, ma allo stesso tempo con una sfumatura di introspezione, senza eccessi di schiettezza danzerecci.
Una caratteristica da amare od odiare a seconda dello sguardo, è inoltre la loro tendenza al tonal shift, al rimbalzare da un timbro atmosferico all’altro. Vedasi Topexan, un’altro prodotto tipico della prima metà, che sfoggia il perplimente distico «senza fermarti sulla ferita / che riempirai di frutta candita». Una sorta di Coma_Cose in veste cantautoriale, ma senza la verve coatta che rendeva più immediatamente simpatica quell’altra strana coppia. A volte, con buona pace di Canarie, i tentativi di essere spiritosi e alternativi gli si rivoltano contro. La fa da padrona il tono dissonante di Non È Mai Semplice Fare Amicizia Con Le Stagioni, e ancor più di Estate Italiana, che probabilmente volevano essere episodi legati a una sorta di sovversione artistica, ma risultano solamente una macchina da mal di testa (o d’auto, se si ascoltano in movimento). Un simile problema, anche se manifesto solo nella prima metà, è presente anche nella voce di Pulcini. Manifesta infatti una tendenza, per fortuna attenuata a partire dalla seconda metà, di enfatizzare eccessivamente le parole pronunciate, quasi torcendo la voce. Nella seconda parte il suo nuovo stile, più sommesso e delicato, si armonizza meglio con lo sfondo e aumenta il senso di intimità, chiaramente ricercato nel progetto Immaginari sin dalla genesi.
Immaginari brilla di più quando abbandona il sound più allegrotto e abbraccia velleità synth-pop che (anche) abitano le ambizioni di Pulcini e Mirabella. Trionfa in questo senso Cicale d’Inverno. Più di tutte le altre tracce riesce ad abbracciare a due mani la premessa onirica e fiabesca che si apre dal titolo e creare, con dolci sintetizzatori dream-pop e un tempo più veloce, quel senso di leggerezza dell’essere e fiducia nell’impossibile che si propone dal titolo. Là brillano anche le armonie vocali della coppia, ed è quando il soave timbro di Mirabella si armonizza con il crescendo che si comincia, davvero, a sognare assieme a Canarie nel loro piccolo mondo. Buono anche il tocco creativo di Cannibali, che si distingue per l’uso dei sitar e per rendersi accattivante e confortante nonostante il titolo a dir poco macabro.
Immaginari è un prodotto di passione fine a sé stesso, che compensa i suoi eccessi di bizzarria senza un filo logico con un’innata simpatia e una forte chimica tra i suoi esecutori. I Canarie coronano con esso la propria esperienza nell’indie e definiscono una volta per tutte il loro quadro come artisti, abbandonando ogni riferimento al reale eccezion fatta per il racconto di emozioni e sensazioni. Da provare almeno la seconda metà dell’album, anche solo per avere la sensazione di “crescita compiuta”.
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