Recensioni

Bruno Belissimo l’ha presa benissimo. Si perché tra gli ultimi lavori del king delle strobosfere, Maison Belissimo è di gran lunga il più disteso e divertente. Un disco ricco di featuring che vede al suo interno nomi di prima fascia (Le feste Antonacci, Francesco de Leo, Bassi Maestro, Funk Rimini, Tatum Rush) e che lascia per un momento il solco più “sperimentalista” di Tucker per abbandonarsi ad un immaginario totalmente libero e rivierasco. La disco degli Ottanta come modello e trait d’union fusa alla necessità ultracontemporanea di muoversi, respirare e sovvertire, almeno per un po’, la spessissima cortina di negatività che accomuna tutti. Non è un caso quindi che le parole dell’opener Tutta moda sembrino rubate a Myss Keta: «Che vita da favola, guido una Cadillac». Un rovesciamento della realtà realizzato per estremi che ragiona sulla distanza siderale di quell’immaginario dal presente. Play with myself, L’italiano fantastico, Shit Martini:le tracce scivolano proprio come un Martini (rigorosamente con oliva), confondendosi in un perimetro riconoscibile e danzereccio. Il tutorial dovrebbe essere qualcosa come flash (tipo eroina)-groove-balla, ripeti.
Ma la chicca vera è, come spesso succede, racchiusa al centro. Quella Centocelle Nightmare (vi assicuro che non è solo perché in quel quartiere di Roma ci sono nato e cresciuto) folleggiata con Le feste Antonacci è puro e delizioso nonsense, con un groove da favola e il fantasma di Francesco Salvi (c’è da spostare una macchina!) sempre dietro l’angolo. Inutile inquadrarlo, spesso difficile capirlo: a metà tra Hugh Hefner e un moderno Mecenate, Belissimo conferma e valorizza il suo slot preciso e inscalfibile all’interno di un genere ben preciso. Maison Belissimo, volutamente immediato e corale, è l’anima italo funk che tutti da qualche parte abbiamo dentro e che ogni tanto faremmo bene a liberare.
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