Recensioni
Daimon
Brian McOmber
Remedies For A Foggy Day
Afronauts
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Nicolò Arpinati
- 30 Dicembre 2019


Ci sono dischi che riescono a creare dimensioni soniche in cui perdersi e abbandonarsi, mentre altri, pur disegnando panorami sonori anche affascinanti, falliscono nel loro tentativo di disegnare universi finiti, risultando così meri esperimenti di stile, sterili e un po’ presuntuosi.
A questi due esiti pressoché opposti tendono due tra le uscite discografiche (sulla carta) più interessanti dell’autunno/inverno 2019 in ambito sperimentale e avanguardista: se infatti una delle due mantiene (e forse addirittura supera) le aspettative, l’altra mostra ben più di un elemento problematico. Partiamo dunque da quest’ultima: Brian McOmber è stato membro dei Dirty Projectors (una band i cui componenti si sono già distinti per ottime avventure in solo, si prenda come esempio la brava ed eclettica Olga Bell) e da qualche anno si è reinventato anche compositore di colonne sonore. Il suo ultimo sforzo produttivo è questo breve score per il cortometraggio del regista ghanese Nuotama Bodomo, Afronauts, una storia alternativa, in parte reale e in parte fittizia, della corsa allo spazio dei tardi anni sessanta, a cui, insieme a Russia e USA, partecipa anche il neonato stato africano dello Zambia, grazie all’inventiva e alla determinazione dello scienziato e rivoluzionario Edward Makuka Nkoloso. McOmber e Nkoloso condividono un background di studi scientifici e forse questo ha aiutato il musicista e producer americano ad affrontare la sonorizzazione, riuscendo a dare al proprio lavoro un appropriato slancio cosmico grazie all’utilizzo di drone-music, post-rock cinematografico ed elettronica ambientale; quello che però manca completamente alla ost sono atmosfere e riferimenti che contestualizzino il lato più etnico del soggetto. Ad Afronauts manca la componente afro e così suona come una qualsiasi versione, tanto evocativa quanto poco avventurosa, della library-music a ispirazione spaziale. (6.3)
Un’opera verso cui è invece più difficile muovere critiche è il terzo album dei Daimon, il trio composto da Nicola Quiriconi (anche autore dell’artwork), Paolo Monti e Simon Balestrazzi, quest’ultimo uno dei principali esponenti europei del noise elettronico più sciamanico e post-industrial. Proprio su questi territori sonici si muove Remedies For A Foggy Day, un disco che riesce a evocare perfettamente quanto suggerito dal titolo. Tra lunghi droni sfilacciati e ruvidi glitch analogici, tra campionamenti spettrali e dilatate rarefazioni acustiche, i rimedi approntati dagli italiani Daimon per affrontare un giorno di nebbia rimandano a un’idea di artigianato, di lavoro e di lavorio, di cura scrupolosa e di un tempo, lungo e lento, da dedicare alle cose e alla creazione. Insomma, un gran bell’ascolto, adattissimo a questi giorni davvero freddi. (7.0)
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