Recensioni

Giusto il tempo di saggiare – live in streaming – pregi (ed eccessi) della grandeur di un suo live ai suoi massimi e in versione big band d’antan, all’Alexandra Palace di Londra, che ci troviamo ad accogliere con velato entusiasmo questa nuova incarnazione di Bonobo, qui declinata su una dance organica osmoticamente assimilata negli ultimi due anni.
Parallelamente ai recenti lavori di Hopkins e Caribou, e senza negare le basi fondanti del progetto, tanto il brano omonimo, Flashflight, quanto il successivo Pelican, affondano le mani su una IDM di lungo corso fatta di lussuosa ambient ed intimismo mediterraneo, calata in una savana di house cosmopolita. Ci piace questa nuova veste di un Bonobo un po’ più quadrato e dance – in cassa dritta o spezzata – che si lascia alle spalle certo manierismo wonky (vedi Black Sands), certe prolissità jazz-troniche post-r’n’b (The North Borders) e certi adattamenti di idee altrui (mai pensato a Cirrus come un pezzo di Four Tet?).
Sono soltanto 3 tracce, è vero, con la terza a rappresentare la continuazione della polpa downtempo (in area Lapalux) del precedente lavoro, ma se queste sono le premesse di un nuovo album sulla lunga distanza, siamo propensi a pensare a un ritorno più leggero ed aereo, quando i lavori del producer sono apparsi finora anche troppo terrigni e basali.
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