Recensioni

Lido di Camaiore, Versilia, pochi minuti prima delle 22:30. Il sole è ormai tramontato e dal mare a pochi passi dallo storico parco di Bussoladomani si leva una brezza marina che carezza gli ottomila presenti alla seconda serata dell’edizione 2023 del festival La Prima Estate. Lo slot da headliner che l’anno prima era stato riservato con successo ai National a questo giro viene affidato, scommettendo su di loro, ai Bon Iver di Justin Vernon, nome dal quale gli organizzatori del festival toscano sono partiti per costruire la ricca line-up che include anche artisti quali Nas, Alt-J, Jamiroquai e Metro Boomin.

Dopo la dolce rivelazione indie-folk di Guinevere, che ha presentato dal vivo i brani dal suo EP d’esordio Running in Circles oltre ad alcuni inediti, la festosa gioia in salsa dream pop dei Japanese Breakfast e l’instancabile vitalità dei Kings of Convenience (e di uno scatenatissimo Erlend Øye) l’atmosfera è palpabilmente elettrica ed è tutto pronto per l’entrata in scena della band del Wisconsin. Ancor prima che i sei musicisti salgano sul palco si è colpiti dall’imponenza della loro strumentazione dal vivo che stride con il minimalismo chitarristico del duo norvegese ascoltato poco prima. Due batterie acustiche, sintetizzatori Sequencial Circuits, vocoder e sampler: questi sono solo alcuni degli ingredienti necessari per eseguire i brani degli ultimi due dischi della band che hanno segnato una decisa svolta verso la sperimentazione elettronica piuttosto che un ritorno alle origini dello scarno indie-folk di For Emma, Forever Ago.

Il sestetto decide di esordire proprio con uno dei brani più sperimentali della formazione, 10 d E A T h b R E a s T , salendo sul palco dopo una breve introduzione in cui viene manipolato l’incedere distorto del pattern ritmico della canzone. Le basse frequenze che rasentano il clipping nel climax del secondo pezzo di 22, A Million investono gli spettatori estasiati e stregati dalla voce effettata di Vernon. Un vero e proprio bagno sensoriale immersivo amplificato anche dai giochi di luce verde acido.

La claustrofobia dell’apertura lascia spazio allo slancio sognante di iMi da i,i, l’ultima prova sulla lunga distanza della band uscita nel 2019, riconfermato anche dalla struggente Heavenly Father e dai suoi solenni campionamenti. Non possono mancare neppure degli estratti, attesissimi dal pubblico, del disco che nel 2007 ha consacrato Justin Vernon nel pantheon dell’indie-folk contemporaneo. La leggenda vuole che Vernon si sia ritirato in isolamento per alcuni mesi in una casa in montagna e che questa catarsi creativa abbia dato vita ai nove arazzi acustici di For Emma, Forever Ago che hanno dato inizio al progetto Bon Iver.

Gli spettatori che sono accorsi in Versilia per assistere all’unica data italiana della formazione americana hanno modo di prender parte loro stessi al mito fondativo dei Bon Iver quando la band esegue la cavalcata di Lump Sum e la celebre Skinny Love, lasciando il frontman da solo sul palco.

Non mancano neppure diversi brani del secondo disco della band, Bon Iver, Bon Iver, ovvero l’LP in cui Vernon decide di abbandonare l’ethos da one mand band per aprirsi ad un suond più complesso e stratificato. Sono ben tre le canzoni eseguite da questa prova sulla lunga distanza: prima è il turno di Calgary, seguita a stretto giro da Towers e, infine, della famosissima quanto struggente Holocene. Ammonta solamente ad uno, invece, il brano estratto dall’EP Blood Bank, un lavoro in studio che si colloca tra l’intimismo del disco di debutto e la grandeur del disco del 2011. Il sestetto esegue la title track coinvolgendo il pubblico in un emozionante crescendo e in una coda finale dalle sfumature post rock mentre le luci si tingono, guarda caso, di rosso.

A dominare la scaletta del live, in ogni caso, sono i brani di i,i, ben otto in questo concerto nel cuore della Versilia a ben sette mesi dall’ultimo live sul suolo italiano. Oltre al già citato iMi, la band delizia i presenti col caldo abbraccio di Hey, Ma, con l’esteso solo di sax di Sh’Diah, con l’afflato soul di Naeem e con l’utopia sognante di Faith e di U (Man Like). Ma non solo: in Jelmore Justin Vernon si cimenta in inediti assoli chitarristici ed è proprio all’ottimista RABi che è affidato l’unico encore del concerto che tocca i novanta minuti abbondanti.

Anche il disco che per primo ha segnato la svolta elettronica perseguita poi anche in i,i viene ampiamente suonato dal sestetto americano. I brani di 22, A Million prendono vita nel loro tripudio di voci effettate, di ritmi elettronici e di sfumature sintetiche. 715 – CR∑∑KS, infatti, è uno degli highlight di questo live: un fascio di luce bianca investe Justin Vernon mentre raggiunge il climax della canzone, regalando ai presenti un momento ascetico reso possibile tecnologicamente dagli algoritmi dei vocoder che filtrano la voce del performer. I brani dell’LP ingiustamente bollato da molti come il meno riuscito della carriera di Vernon e soci dal vivo acquistano una tridimensionalità che rapisce l’ascoltatore in un turbinio di stimoli sensoriali difficilmente dimenticabile.

Peccato che all’appello sono mancati pezzi iconici come Perth, re: stacks e The Wolves (Act I and II), suonati nelle altre date europee ma tagliati dalla scaletta italiana forse per motivi di tempo. Queste ipotetiche aggiunte avrebbero elevato ulteriormente la qualità del concerto, che, in ogni caso, verrà sicuramente ricordato come uno dei più iconici dell’estate del 2023. Quella volta che i Bon Iver suonarono a pochi metri dal mare, regalando agli spettatori de La Prima Estate un connubio perfetto tra resa sonora e trasporto emotivo. Un vero e proprio sogno lucido in una notte di mezza estate versiliese.

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