Recensioni

Blind Thorns è l’evoluzione degli Ahleuchatistas, formazione american dedita ad un rock strumentale che mischia(va) rock, metal, punk, prog e quant’altro con una notevole dose di schizofrenia e di autoironia. Da un paio d’anni a questa parte il trio è diventato un duo formato dal batterista Ryan Oslance e dal chitarrista Shane Perlowin, con quest’ultimo che ha unito gli sforzi con lo svizzero Antoine Läng (alla voce ed elettronica) dando vita ai Blind Thorns e coinvolgendo le ritmiche spezzate del sodale. Sarà probabilmente per la presenza dello svizzero, ma qui le cose si fanno più serie e meno dispersive rispetto alla casa madre, pur continuando nella linea del magma sonoro onnivoro, schizzato e originato sub specie impro. Siamo grossomodo su lande kraut-wave-psichedeliche e pure un po’ noise, per quel che può valere, ma a occhio e croce, incrociando i curricula dei presenti, ci saremmo meravigliati del contrario. Ottima summa e onnicomprensivo paradigma del sentire musicale del neonato trio svizzero-americano è la oceanica Gambling With The Wrong Side, 19 e rotti minuti di tutto – tempesta ritmico-percussiva, deliqui sciamanici, prog e curve a gomito, jazz impro, avant-rock, Canterbury sound imbastardito, western sfibrato e sberleffi morriconiani, delirio posseduto, ecc. ecc. – con una chiosa da 3 o 4 minuti che è una eruzione noise letteralmente devastante, manco si trattasse di Merzbow.
Il resto, poi, non è che sia da meno, tra eruzioni post-screamo (Orbital), etnopsych da giungla ipnotica (Porque eu So sei Gustar), haunted-rock totalmente nero (An Explanation Of The Birds), rifrazioni in libertà (Engulfing The Epigone), ma il citato monolite, per dimensioni e prospettive, è il vero cuore pulsante dell’album, oltre che un vero esercizio di stile. Di altissimo stile. Le spine, dunque, sono cieche e acuminate come quelle di poche altre formazioni d’area free-noise oggigiorno.
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