Recensioni

6.8

Passo indietro per il trio più cacofonico della Nuova Zelanda. Non tanto qualitativamente, quanto storicamente. Secret Earth si colloca infatti indietro nel tempo della sterminata discografia a nome Dead C. Grossomodo intorno a quelle prove di feroce noise-free-rock destrutturato e catastrofico che furono agli inizi dei ’90 Eusa Kills e Harsh 70s Reality.
Quattro lunghe tracce di martoriante e materica distorsione, di feedback nebulosamente in lo-fi aggrovigliato su riff catacombali sul quale la voce cerca di muoversi, sopravvivere, agire cadendo sconfitta in una sorta di una nenia disgustosa. Musica fastidiosa e primitiva, stordente e apparentemente dimessa, minimale nella elaborazione nello stesso modo in cui minima è la strumentazione basica del rock usata dai tre. Roba che riesuma il cadavere putrescente della psichedelia sixties e lo risemantizza secondo i canoni dell’avant-rock più malato.

Sembra che a Morley, Yeats e Russell stia a cuore il suono più che la ricerca, la struttura, l’articolazione; la sua deformazione, la sua reiterazione, il senso di nausea che esso può provocare senza bisogno di eccedere in parossismi e/o tecnicismi.

Non un album epocale ma una ottima colonna sonora in attesa che una pioggia di napalm ci sciolga tutti.

 

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