Recensioni

7.2

Ha rischiato di esplodere prima di formarsi, la grande bolla che avvolge i Black Country, New Road, band inglese tra le più attese dello scorso anno e che con la seconda prova Ants From Up There raccontata dal nostro Fernando Rennis come «il disco che immortala un gruppo che spicca il volo verso nuove contaminazioni e verso una libertà che non è stata facile da ricercare con tutto l’hype di questo periodo e l’abbandono della band da parte di Isaac Woods» – ha mostrato di essere in grado di incassare colpi e rispondere con altrettanta forza. Una storia che ha rischiato di collassare proprio nel momento di massima esposizione mediatica ma a cui la band è riuscita a rimediare mostrando spirito da più rodato team, e cioè frantumando lo sconforto e mettendoci faccia e voce – facendo subentrare al canto i membri della formazione Lewis EvansTyler Hyde e May Kershaw – per quelli che saranno i live di promozione dell’ultimo album.

In questo rollercoaster emotivo germoglia il seme di Live at Bush Hall, album formato da otto inediti e che raccoglie il meglio di tre concerti sold out dello scorso dicembre. Nati in una veste fortemente performativa, immaginati per essere eseguiti live (che siano stati registrati e missati da John Parish non è un dato trascurabile) e connotati da un immaginario iconografico molto DIY ma estremamente efficace (su YouTube il documentario completo), i brani di questo (iper)live album non fanno altro che confermare lo stato di grazia della band. L’essere in fiducia e l’aver saputo reagire da squadra inscalfibile si ripercuotono positivamente sull’intera macchina BC,NR, che si diverte ad immergersi in sfumature e fughe prospettiche inattese: l’apertura ruggente di Up Song è fedele a dettami rock da college-band adolescenziale qui votata al solito sperimentalismo, mentre al microfono e in scaletta si alternano un crescendo di ballads piano-centriche cariche di archi e fiati (Turbines/Pigs), l’incedere corale in quota Arcade Fire (The Boy) e quella piacevole malinconia in chiave Belle and Sebastian che attraversa come una lama l’intero album (Across the Pond Friend). Quando fiati, percussioni, archi e voci si fondono in un magma di strofe ripetute, sussurrate e urlate con piglio liberatorio (Dancers) è già tempo di lasciare asciugare umori e turbamenti nella coda lunga di Up Song (Reprise), con la voce di May Kershaw a segnare nuovi confini emotivi.

Presto per fare bilanci e tardi per recuperare cose che sono andate perdute per sempre, Live at Bush Hall è una raccolta di istantanee dal solito sperimentalismo in chiave BC,NR, che cristallizza quei piccoli momenti dalla durata appena percettibile che finiscono per condizionare il nostro futuro. Farne tesoro e avere la capacità di imprimerle su disco con tale lucidità non è da tutti. Un nuovo tassello da aggiungere al percorso della band che, da incerta outsider, è sempre più protesa ad una dimensione ben definita.

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